Viri praestantissimi Fatii de Ubertis de Florentia cantilena ornatissima ad cont...

By Auteur inconnu

Dhe muta stile hormai, giovenil core,

E non voler che morte, o ver vechiezza

Senza toa colpa emendino il tuo errore;

Tu vedi non fo mai sì gran belezza

Che 'l tempo in laida forma non transmute,

Ho sì francha salute,

Che per letargo ho febre non perischa:

Benché la toa vana mente ardischa

De viver forsi più ch'al ciel non piace.

Vedi quanto è fallace

Il pensier de' mortali, e quanto inghanna;

Dhe cercha milglior manna,

E questo tuo apetito affrena e abassa,

Che per vechieçça ho morte tutto passa.

Dhe lassa andar questo amore, hor me intendi,

Ché simil fantasia ciaschun consuma

D'honore e fama, e per prova il comprendi.

Da questo amor non se racolglie in suma

Se non carnalità, fangho e brodalglia;

Sì come in fuoco palglia

Dura suo vano e fetido piacere.

Dhe non volere hormai stare a vedere;

Che troppo hai facto, se ben guardi e pensi,

E s'el tempo compensi

È stato un fumo ciò ch'avesti mai;

Perhò t'affrena hormai

Questi piacir mondani da ti cassa,

Che per vechiezza o morte tutto passa.

Vedi ch'al mondo non è cosa ferma;

Ma sempre va ver' fin e mai non resta;

Hor stancha, hor vincta, hor de suo stato inferma,

E non vale esser visto in giolglia e in festa,

Anzi è dolglia, che tremar fa l'alma

Per tema della salma,

Che Cerbero aparechia al foco eterno;

E se ben guardi e leggi il buon quaderno.

Né signoria, né robba morte teme;

Perhò che de un seme

Discesi siamo da quel patre antico;

Sì che fa quel ch'io dico,

Queste caduce vanitate lassa;

Ché per vechiezza o morte tutto passa.

Cesar, de cui Valerio tanto camta,

Guarda come coperta fragilmente

De negro la soa fama sacra e tamta;

Vedi che pur passa finalmente,

Lassa gl'honor, la fama e gli alti imperi;

Né più convien che spieri

De ritornare al suo triumphal stato.

Pompeo, che da Lucano è sì honorato,

Guarda come fortuna il pose al fondo,

E come al cieco mondo

Rimane de ciaschun pocha memoria;

Perhò non cerchar gloria

In cose fragile, anzi dispresia e lassa;

Ché per vechiezza o morte tutto passa.

Molti signori e molti regi sonno

Superbi, et semidei, de cui la fronde

Sfolgliò vituperosamente autonno;

Dhe guarda quanto pichol loco aschonde,

E tale a cui non bastò l'universo,

Et hor come disperso

E suo bel nome è tal che non se trova.

A cosa chiara non bisogna prova;

Perhò io parlo breve, che tu il sai;

Ma melglio il vederai

Quando i capei cani ritorneranno.

Però, provedi al danno

Prima che la toa bella età trapassa;

Ché per vechiezza o morte tutto passa.

Cercha donque d'amor chi premia amore,

E dove non se perde mai fatica,

Servendo fidelmente e di buon core;

E se le gente il tuo conspecto intrica,

Sta solitario per ogni stasone,

E qual messo starnone

Gode per esser solo in boschi, o in selve,

Dhe lassa andar la schiera delle belve,

Che 'l nostro tempo fugge oltra misura,

E nulla cosa dura

Certo a mortal senno, a mortal fine;

Perhò nelle divine

Misericordie ogni tuo bene incassa;

Che 'l ben che 'n ciel s'acquista mai non passa.