VOCAZIONE

By Niccolò Tommaseo

Una voce in cuor mi suona,

e mi dice: «Tu morrai.

Del Signor, che non perdona

a' superbi, il dì vedrai.

L'alma tua, che uscì peggiore

dai lavacri del dolore,

tremerà nel sole eterno,

d'esser nuda arrossirà.

Lieve foglia, a' venti scherno,

senza vita andrà 'l tuo nome.

Come l'alito del verno

sveste al rovo e al fior le chiome,

tale al cenere più vile

la tua polve andrà simile;

e alla pietra illacrimata

la calunnia insulterà.

I pensier' che a te beata

d'ineffabili diletti

fêr' l'ambascia, e la pacata

armonia degli alti affetti,

sconosciuti andran con teco

nel sepolcro; e il mondo cieco

non saprà di quante vite

era il germe ascoso in te».

Una voce in cuor mi suona,

e mi dice: «Tu vivrai.

Desir' vasti il ciel ti dona,

vasto campo a ignoti guai.

Lungo corso è a te prescritto;

e, in correndo, un fier conflitto

durerai con l'ira immite

e de' popoli e de' re.

Turba l'onde, asconde il cielo

l'aggirar d'opposti venti,

speme ed ira e fiamme e gelo

riversando in sulle genti,

che, quai giovani destrieri,

per burron' senza sentieri

vanno insane: e chi quell'impeto

esultante infrenerà?

Fia mercé d'un pio consiglio,

d'un gentile ardir fia pena

la franchigia dell'esiglio,

o l'onor della catena.

Forse un giorno andrai mendico,

senza ingegno e senza amico:

ma 'l pregar di qualche misero

a' tuoi preghi echeggerà».

Sovra un pelago profondo

di tenèbre e di mistero

voga, o Padre, incerto il mondo,

vola ardito il mio pensiero.

Non gli scherni e non gli affanni,

non le plebi e no i tiranni,

non l'esiglio e le ritorte,

ma te sol pavento, o Re.

Il dolor da te mi giova,

parmi un riso di bellezza.

Come d'aquila, s'innova

la mia stanca giovinezza.

Degli afflitti eterno Amico,

al tuo nome i' benedico;

della vita e della morte

i tesori io sacro a te.