X – Sannazzaro

By Giacomo Leopardi

Quand'io appena incominciava a tangere

Da terra i primi rami, ed addestravami

Con l'asinel portando il grano a frangere;

Il vecchio padre mio, che tanto amavami,

Sovente a l'ombra de gli opachi suberi

Con amiche parole a se chiamavami:

E, come fassi a quei che sono impuberi,

Il gregge m'insegnava di conducere,

E di tosar le lane, e munger gli uberi.

Tal volta nel parlar soleva inducere

I tempi antichi, quando i buoi parlavano,

Ché 'l Ciel più grazie allor solea producere.

Allora i sommi Dii non si sdegnavano

Menar le pecorelle in selva a pascere;

E com'or noi facemo, essi cantavano.

Non si potea l'un uom ver l'altro irascere;

I campi eran comuni e senza termini;

E copia i frutti suoi sempre fea nascere.

Non era il ferro, il qual par ch'oggi termini

L'umana vita; e non eran zizzanie,

Ond'avvien ch'ogni guerra e mal si germini.

Non si vedean queste rabbiose insanie;

Le genti litigar non si sentivano,

Per che convien che 'l mondo or si dilanie.

I vecchi quando al fin più non uscivano

Per boschi, o si prendean la morte intrepidi,

O con erbe incantate ingiovanivano.

Non foschi o freddi, ma lucenti e tepidi

Erano i giorni: e non s'udivan ulule,

Ma vaghi uccelli, dilettosi e lepidi.

La terra, che dal fondo par che pulule

Atri aconiti, e piante aspre e mortifere,

Ond'oggi avvien che ciascun pianga ed ulule;

Era allor piena d'erbe salutifere,

E di balsamo, e 'ncenso lacrimevole,

Di mirre preziose ed odorifere.

Ciascun mangiava a l'ombra dilettevole

Or latte e ghiande, ed or ginepri e morole.

O dolce tempo, o vita sollazzevole!

Pensando a l'opre lor, non solo onorole

Con le parole; ancor con la memoria

Chinato a terra come sante adorole.

Ov'è il valore? ov'è l'antica gloria?

U' son or quelle genti (oimè son cenere)

De le quali grida ogni famosa istoria?

I lieti amanti e le fanciulle tenere

Givan di prato in prato rammentandosi

Il foco e l'arco del figliuol di Venere.

Non era gelosia; ma sollazzandosi

Movean i dolci balli a suon di cetera,

E 'n guisa di colombi ognor baciandosi

O pura fede, o dolce usanza vetera!

Or conosco ben io che 'l mondo instabile

Tanto peggiora più, quanto più invetera.

Tal che ogni volta, o dolce amico affabile,

Ch'io vi ripenso, sento il cor dividere

Di piaga avvelenata ed incurabile.