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By Niccolò Cieco

O misera, sfacciata, al ben dispetta,

o radice infernal d'ogni mal frutto,

mortale anguineo più ch'altro veneno,

cupida, repentina, maladetta,

pessimo, inistimabil vizio brutto,

tarlo mordace e di niquizia pieno,

come non s'apre a' tuoi sotto il terreno,

o l'aier se corrompe pur del nome?

Malvagia, i' non so come

la tua mala semenza è tanto sparsa!

O lupa più che mille volte scarsa,

di tutti al parer mio principal vizio,

fuor d'ogni benefizio,

di mercé nuda, abominevol male,

biasimo universale,

Ingratitudo, d'ogni mal principio,

per cui Roma perdé l'ossa di Scipio!

O saturnina crudele influenza,

non condizione umana, anzi bestiale,

d'ogni amor priva e d'ogni luce in bando!

Tu sperni Iddio, natura e conoscenza,

onor non curi e per ben rendi male.

Quest'è la legge tua remunerando:

che ti veggia io somersa, rovinando

come malvagia e perfida villana.

Di pietà la fontana

per te si secca e di misericordia,

tu se' cagion di sdegno e di discordia;

a usurpar l'altrui parata stai,

ma del tuo porger mai;

servizio non estimi né virtute,

tutta tua gregge pute.

Qual lingua sarà mai ch'appien ne dica,

putta senza vergogna, al ciel nimica?

La tua infezion ed incurabil piaga,

propria natura del freddo serpente,

che 'n sen de l'uom pietoso al caldo stette,

da poi che rïavuto, di che il paga?

Volgesi a lui col velenoso dente

per merto del servizio, e morto il mette.

O superne di Dio giuste vendette,

quando punir così criminal vizio?

Molto tarda il giudizio

verso di questa spuria e laida fera.

L'anima, ch'era bianca, è lorda e nera:

voluttà nella colpa di costei;

in compagnia di lei

regna Ignoranza e canina Avarizia,

ostinata Malizia.

Serva costei chi sa ch'al meritare

non porgeria dell'acqua, e giace in mare.

Chi non pregia virtù con lei s'intende,

sagace strupo, adultero peccato,

indegnato peccar mal conosciuto.

Folle è colui ch'a' suoi servigi attende,

Discrezion morta; e pare all'uomo ingrato

che tu gli sia per debito tenuto.

Corrotto è il mondo in lei ed è perduto,

contaminata ogni generazione!

Nella religione,

non che negli altri, ha già messi gli artigli

chi dovria ripararsi ai suoi perigli

e dirizzar la disvïata gente.

Quale è il più preminente

più è di questo vizio sconcio e guasto;

direi, ma non ci basto

tanto son d'ira e maraviglia cinto,

che, chi pare il miglior, quel n'è il più tinto.

Certi per ignoranza ingrati sono;

non operò natura in lor più arte.

Costor son reputati ingrati stolti;

qualche discrezion, qualche perdono

meritan questi, se non tutto in parte,

sendo nel vel dell'ignoranza involti.

Un'altra setta, che son peggio e molti,

per propria manifesta cupidigia

tengon questa vestigia,

mostrando altrui la via d'essempli mali.

La plebe, che si specchia in questi tali,

veggendoli ne' vizî esser perduti,

ingrati e disoluti,

seguon la traccia, e 'l mal conduce il peggio.

Io non so s'io vaneggio;

credo il ciel sì di rado apra la porta

che 'l portinar ci sta per paga morta.

Canzon, se 'l nostro dir volesse scusa,

direi: Silenzio e taci,

e lascia il mondo andar com'egli ha il vento

ch'a biasimar la legge ch'oggi s'usa

a sì pochi compiaci

che 'l dispiacer sarà per ognun cento.

El tacer saria vizio e mancamento;

anzi la sgrida in publico la ria!

Invidiato non sia

chi vuol d'Ingratitudin sua amistanza,

liquor sanza sustanza,

di questa pertinace i suo mal frutti.

Non si parla per tutti,

ma per color che se l'han fatta 'manza.

Questo premio m'avanza:

chi serve amico ingrato alfin può dire:

«Perduto è il tempo, l'amico e 'l servire»