X
In disparte da te sommene andata,
per frastornarti da l'amarmi, avante
ch'unqua mostrarmi a tanto amore ingrata:
né mia colpa fia mai ch'alcun si vante
giovato avermi in opre od in parole,
senza mercede assai più che bastante;
ma s'uom, seguendo ciò che 'l suo cor vuole,
di quel m'attristi, ond'ei via più s'allegri,
meco non merta, e mi sprezza, e non cole.
Quei sì, che son d'amor meriti intègri,
quando, per far a me cosa gradita,
per me ti sono, i tuoi dì tristi, allegri:
e nondimeno tu con infinita
doglia sentisti che mai cose liete
non m'incontrár dal tuo amor disunita.
Che mi prendesti a l'amorosa rete,
presa da un altro pria, vietò mia stella;
non so se per mio affanno, o per quiete:
basta che, fatta d'altro amante ancella,
l'anima, ad altro oggetto intenta e fisa,
rendersi ai tuoi desir convien rubella.
Con tutto questo, e ch'al mio ben precisa
la strada fosse, e fattomi divieto,
dal tuo seguirmi poco men che uccisa,
con giudicio amorevole e discreto
tanto stimai 'l tuo amor senza misura,
quanto più al mio voler fosti indiscreto:
e, di te preso alcuna dolce cura,
bench'a me tu temprasti amaro fele
col tuo servirmi, in ciò non ti fui dura:
e, per te non avendo in bocca il mele
di quell'affetto, ch'entro 'l sen raccoglio,
che in altrui pro convien che si rivele,
liberamente, come teco soglio,
ti raccontai ch'altrove erano intenti
i miei spirti; e mostraiti il mio cordoglio.
Or, perché teco ad un non mi tormenti,
tentando invan ch'a mio gran danno io sia
pietosa a te, con tuoi dogliosi accenti,
da te partimmi; e, non potendo pia
esserti, almen veridica t'apparvi :
non rea, qual da te titol mi si dia.
Quanto è 'l peggio talvolta il palesarvi,
effetti d'alma di pietate ingombra,
dov'altri soglia male interpretarvi!
Benché, se vaneggiando erra et adombra
il tuo pensier, che da ragion si tolse,
seguendo Amor per via di lei disgombra,
non però quel, ch'ad util tuo si vòlse
da me, da cui 'l desir tuo si raffrena,
che d'ir al precipizio piè ti sciolse,
a meritar alcun biasmo mi mena;
anzi di quel, ch'aiuto in ciò ti diede,
la mia chiara pietà si rasserena:
ché, s'io mossi da te fuggendo 'l piede,
fu perché le presenti mie repulse
m'eran de la tua morte espressa fede.
E quante volte fu che ti repulse
da sé 'l mio sguardo, o ti mirò con sdegno,
so che 'l gran duol del petto il cor t'evulse.
Ch'io ti vedessi d'alta doglia pregno
morirmi un dì davante, eccesso tale
era a me sconvenevole ed indegno.
Da l'altra parte, assai potev'io male
risponder al tuo amor: non men che fosse
il tentar di volar non avendo ale.
E che far potev'io contra le posse
di quell'arcier, che, del tuo bene schivo,
d'oro in te, in me di piombo il suo stral mosse?
Ma d'òr prima anco al mio cor fece arrivo
la sua saetta, stand'io ferma intanto,
mirando incauta l'altrui volto divo.
Quinci un lume, ch'al sol toglieva il vanto,
m'abbagliò sì, che non fia che s'appaghe
d'alcun ben altro mai l'anima tanto.
E, perch'errando 'l mio stil più non vaghe,
io parti' per disciorti dal mio amore,
con le mie piante a fuggir pronte e vaghe.
èo che la lontananza il suo furore
mitiga; e quando tu, del viver sazio,
pur vogli amando uscir di vita fuore,
te, con quest'occhi, e me insieme non strazio.