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By Torquato Tasso

Fatale è qui Rinaldo. Ite e lustrate

le terre intorno e i più riposti mari,

ove sotto altri segni il sol la state

reca, e le brume, e i dì torbidi e chiari.

Qui, qui (Dio qui lui chiede) il rimenate:

invitti senza lui son gli aversari. –

Così ragiona, e ciascun altro insieme

suoi detti approva e in suon concorde freme.

Sol tace il pio Goffredo; e non che spiaccia

a lui che si richiami il cavaliero,

ma volge a i modi, e come ciò si faccia

con maggior dignità, dubbio il pensiero.

Sorge intanto la notte, e su la faccia

de la terra distende il velo nero.

Vansene gli altri e dan le membra al sonno,

ma i suoi pensieri in lui dormir non ponno.

Al fin quando si specchia a la marina

l’alba sorgente e sparge il dolce gielo,

e che l’anima vaga e peregrina

è meno affissa al suo terrestre velo,

Goffredo ormai dormendo i lumi inchina

e con l’ali d’un sogno è alzato al cielo.

Pargli in un puro e candido sereno

starsi di stelle e d’or cosparso e pieno.