X
I' sento e veggio a torno
tante cose ire il giorno,
ch'i' stupisco
e ancor non m'ardisco
rallegrarmi del male.
Le zucche sanza sale
non fan buona cucina.
El buon dì da mattina
si conosce.
Se 'l mondo porge angosce
è consüeto,
ché tal si lieva lieto
che si posa crucciato.
Omè egli è apiccato
troppo foco!
L'è duo parte del giuoco.
A chi sta a vedere
mangiare, insegna a bere,
perché desta la sete.
Or con più d'una rete
il buon si piglia.
El caval sanza briglia
spesso casca in fossa.
Chi non ha molta possa
non lievi gran pondi.
Chi pesca in luoghi fondi
sappi sotto acqua istare.
Egli è senno apparare
a l'altrui spese,
perché d'altrui contese
si guadagna.
Chi ha manco magagna
può me' parlare il vero.
El bianco per lo nero
di fuora si dimostra.
Deh, non vada alla giostra
chi non ha elmo in testa.
Chi teme la tempesta
si stia sempre al coperto.
Non cerchi pel diserto
chi non vuol trovar fiere.
El prudente nocchiere
provede alla fortuna
e' marinai raguna
e fa consiglio.
Chi si truova in periglio
subito si provegga
e colla mente vegga
el suo bisogno.
I' non me ne vergogno,
il dirò pure:
squittin, legg'e volture
dividon le cittati.
Chi n'ha ben ragunati
pel bisogno gli tenga,
e colla mente aprenda
da quel che meglio insacca,
poi che l'è ito a macca
insino a ora.
La gente ci sta sora,
uscita della muda.
Ed ècci chi ne suda
a mezzo 'l verno.
I' aprirei il quaderno
per esser meglio inteso,
ma io sarei ripreso
da chi vuol dire male.
L'ordine naturale
è di mestier ch'i' segua.
Fra la pace e la triegua
si fan le gran vendette,
ma quel che 'l ciel promette
è di mestier che vada.
Chi non sa ben la strada
non si metta in cammino.
Se in casa al vicino
vedi 'l fuoco apiccare,
e l'acqua abbi a portare
alla tua presto.
I' non mi disonesto
a parlar mozzo,
e la luna nel pozzo
non dimostro.
Deh, se lo star ben vostro
v'ingenera pace,
non sïate fallace
a prender nuova via;
e se poi alfin resia
ve n'interviene,
s'a dire sta lor bene,
abinsi 'l danno.
Chi comincia lo 'nganno
è dover che riceva;
e chi prima la lieva
dee di ragion pigliarla;
egli è senno a posarla
quando conosci il meglio,
ché maggior è il periglio
che 'l guadagno.
Chi è sublime e magno
gli duol più di bassezza.
Chi è uso in cavezza
gli è spiacevole il freno.
Chi pregno è di veleno
non dee partorir mèle.
La gente c'è fedele
quanto basta il profitto.
Chi non arerà ritto
non farà buona ricolta.
Chi di correr s'afolta
nolla dura.
Omè, ch'i' ho paura
del giudicio di sopra,
el qual, secondo l'opra,
retribuisce e danna!
L'assempro di Susanna
i' vi ricordo.
E se c'è nessun sordo
si sturi ben gli orecchi
e priego che si specchi
ne' preteriti mali,
e dica: «E miei saran peggiori e tali».