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By Francesco Bolognetti

Non vi potrei narrar quanto m'aggrada

nobil Malvezzi di veder che sète

volto a sì bella e sì lodevol strada

che in parti ignote al vil vulgo e secrete

ne guida, dove il tempo si dispensa

con piacer' utilmente e con quiete.

Quivi a nuocere altrui mai non si pensa,

né d'ogni lieve ingiuria a far vendette,

ma tutti han l'alma a quel diletto intensa.

Gioco dannoso mai quivi non stette,

e meno invidia e meno ambitione,

ne v'han forza d'amor strali o saette.

O voi, cui sì lontan da la ragione

tira il cieco furor, s'avvien che il fianco

ombra d'ingiuria a vendicar vi sprone;

e voi, cui lega il cor fanciul non manco

cieco di quello, onde n'havete il volto

hor tristo, hor lieto, hor colorito, hor bianco,

volgete il passo a questa via, che volto

non sì tosto l'havrete, che a l'un fia

libero il fianco e il core a l'altro sciolto.

E se la falsa invidia, o se la ria

ambitione il cor vi punge e rode,

deh, prendete il camin per questa via,

che in parte arrivarete, ove non s'ode

cosa, che apporti noia e con diletto

de la quiete ogniun si appaga e gode.

Felice voi Malvezzi mio, ch'eletto

sì nobil cibo havete, onde il pensiero

si pasce e il cor si nutre e l'intelletto.

Mirabil cosa è pur, c'huom sì leggiero

possa coperto di corporeo velo

penetrar questo e quell'altro hemispero

e misurar di parte in parte il cielo

e saper de le stelle erranti e fisse

il vario corso, e di chi nacque in Delo,

e come a Phebo il sommo Iddio prescrisse

termine il Cancro e il gran Capro celeste,

né volse mai che fuor di questi uscisse.

Mirabil cosa anchor, che in quelle, e in queste

parti scorrer si possan del mar l'onde,

senza timor di scogli o di tempeste.

E veder come in fra la terra infonde

per loco angusto il gran Padre Oceano

di strani mostri l'acque sue feconde,

e come il Caspio, o vogliam dir l'Hircano

tanti popoli inonda, e tante genti

senza l'aiuto suo, da lui lontano.

Mirabil cosa anchor, poter gli ardenti

raggi schivar d'Apollo e nevi e brine,

e fiumi e polve e ghiaccio e pioggie e venti.

E le parti lontane e le vicine

la state a l'ombra, e il verno appresso il foco

gir cercando, e del mondo ogni confine.

E stando in riso fra gli amici e in gioco

d'Agenore mirare a l'alma figlia

ogni più bello e più secreto loco.

E veder come altera a meraviglia

nel braccio destro il Latio, e i Cimbri porta

ne l'altro, e il Tago tien sopra le ciglia,

e come l'Istro per via lunga e torta

giù dal ventre le scorre in fino al piede,

che il Rhen più dritta via prende e più corta.

E come Greci e Sarmati possede,

Galli, Thraci, Macedoni e Germani;

e Roma capo de l'impero e sede.

E come tanti monti e colli e piani,

isole e fiumi e selve e laghi serra,

con tanti lochi in verso il polo strani,

e come il mar, che a Gade entra fra terra,

verso meriggie la divide, e parte

da quella che a noi fe' sì lunga guerra.

Passiam dunque a mirar quest'altra parte

di freddo scema, onde già il nome prese,

poco descritta da le antiche carte.

Maggior del primo assai questo paese

tutto è rivolto in verso il mezo giorno,

onde le genti ha più nel viso accese.

Questa (non senza de gli antichi scorno)

gli Hiberi e i Lusitani al tempo nostro

già mille volte han circondata intorno,

tal che a Greci, o Latini un'error vostro,

temprata essendo la torrida zona,

per prova al mondo han chiaramente mostro.

La terra, di cui Bocco hebbe corona,

costei rinchiude, e Numidia e Cirene,

e il tempio, di cui tanto ogniun ragiona,

e c'hebbe il nome già da quelle arene,

Libia, Egitto, Ethiopia, e chi non piega

l'ombra né qua, né la, vuo' dir Siene.

Che il Nilo questa, (Tolomeo sol niega),

da la moglie di Giapeto divida,

ma il mar Sanguigno e sue ragioni allega.

Quest'altra adunque il Lido e il Partho annida,

l'Hircan, l'Armeno, il Phrigio, il Siro e il Perso,

c'hoggi sì ardito l'Ottomanno sfida.

Un suo maggior già tutto l'universo

di soggiogar pensò, ma troppo spiacque

tal fasto a Dio che lo fe' gir disperso.

E sol fuggendo in un vil schiffo giacque

quel, che pur dianzi con tutto il Levante

i monti navigò, cavalcò l'acque.

O potentia del Ciel, tu pur con tante

maniere mostri ogni hor varie e diverse

quanto sia il mondo e fragile e inconstante.

Del temerario ardir ch'altro al fin Xerse

trasse, che per la morte de i mariti

far tutte a brun vestir le donne Perse.

Ma ritorniam là, donde siamo usciti,

perché fuor del sentier vagando tanto

potriaci alcun tener forse smarriti.

Di gran fecondità tien questa il vanto

perché in più lochi rende in guisa il seme,

che menzogna parrebbe il dirvi quanto.

E spande altera le sue sponde estreme

con ampio giro, talché agguaglia sola

l'altre due parti ambe congiunte insieme.

L'Egeo parte costei da la figliola

d'Agenore, e quel mar, cui la germana

nomò di Phrisso, come il grido vola.

E chi da l'Austro ogni hor più si allontana

la Propontide intoppa, e quindi poi

l'Euxino e la Meotide e la Tana.

L'India, ch'essa contien, fe' nota a noi

di Philippo il gran figlio, alhor ch'ei scorse

vittorioso in fino a i liti Eoi.

Se ciò, ch'è quivi, e ciò ch'è sotto a l'Orse,

dove Dario fuggì, Ciro cadeo,

contassi, vi sarei di tedio forse.

Over lungo quel mar, che infame e reo

hebbe già il nome e c'hor sì bello il serba,

o contra Hesperia in ripa al mare Egeo.

Dove in Epheso fu già la superba

mole, e quella Caria alta regina

fece per gran pietà, per doglia acerba.

La terza in Rhodo a questa era vicina,

donde a l'isola sacra a Citherea

giunge chi verso il mar d'Isso camina.

Questa coi Siri già si congiungea,

sì come anchor congiunta era con nui

Sicania, e come coi Beoti Eubea.

O sol di cortesia ricetto, in cui

Giove sì bel pensier novello infuse,

questo, e ciò che riman, vedrete vui.

Né vi saran mai passi o strade chiuse,

ma tutte aperte e quelle piane e note,

che a gli antichi già furo erte e confuse.

E gir da l'Austro in un punto a Boote

potrete, e da l'Hesperia a l'Oriente,

che in un punto pur dir lingua nol puote.

Nuovo ciel, nuova terra e nuova gente,

nuovi animai, nuov'herbe e nuovi frutti

potrete anchor veder come presente.

Cose che in fino ad hor son state a tutti

gli altri ascose, ma i termini d'Alcide

voi potrete passar coi piedi asciutti.

Quel, ch'ei, né Bacco, né Alessandro vide,

per voi potrassi ogni hor chiaro vedere

la notte e il dì senza che altrui vi guide,

standovi o in sala o in camera a sedere.