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Deh, quant'io ebbi tua persona a degno,
o frate Zeba romitano in vesta,
quando menavi così gran tempesta
con l'aspro tuo parlar di nuovo ingegno,
a piè del loco dove fa ritegno
quella che 'l mie cor tien in sua podèsta,
faccendomi veder sua bionda testa
fuor del balcon, che di luce avea segno!
Per ascoltare i tuo' nuovi sermoni
di cave, di sotterra e di marmotti,
del veder lei riebbi i vaghi doni:
quando gridavi coccodrilli e botti,
scovrì gli orecchi per udir tuo' soni,
con risi più che mai d'amor condotti.