X
Se io lasciassi qui questo trattato
e non seguis'a dir cosa più cara,
per mia cagion sì sare' biasimato.
Ma vo' seguir della città di Giara,
perch'è una città ch'è molto ricca:
da gentileza nïente divara.
E oltre a tal città, ancor ti ficca
ch'è sotto questa la città di Nona,
benché a questa muri non s'apicca,
ma ffu città, secondo che si suona,
perché ha vescovado ed è in sul mare,
ma è poco abitata da persona.
Di questa i' più non ti vo' contare,
ma tti vo' dir di Giara suo tenere,
perc'ha gran tenitoro, a non fallare.
Com'io credo che tu puo' sapere,
ell'ha di cittadin' gran quantità,
che son gentili e hanno molto avere,
ed è sì ben murata, in verità,
ch'un'altra credo no·ne sia in Dalmazia
che sia sì forte, né di tal qualità.
A dir di questa mia voglia non sazia,
perch'è ben posta e ha sì bel contado
in terra ferma che poco si strazia.
E oltre a questo, s'è anoverado
d'isole e d'isolette lavorade
più che dugento, s'i' non ho fallado;
le qual' son piene di tante masnade
d'uomini che lavoran ta' terreni
che di bestiami han gran quantitade.
Non creder tu che lla voglia mi meni
a dirti cose per darti conforti,
ma d'ogni grascia e' son tutti pieni.
Sono in quest'isole tanti buon' porti,
ov'ogni nave si può ben salvare
e dare a' marinar' molti diporti,
perch'ogni cos'ha che s'ha domandare:
o acqua, o legne, o altra vetuvaglia,
o pane, o vino, o carne da mangiare.
S'i' dico assai, deh, non te ne caglia,
perché in Dalmazia non è simigliante
niun'altra terra ch'a questa s'aguaglia!
Tutte le navi che vien da Levante,
o lle galie che vien da Ponente,
v'ariva una gran parte, o tutte quante.
Perch'i' non voglio che m'esca di mente,
vo' seguir oltre co·mia mente pura
a dir d'altra città o d'altra gente.
Seguendo el navicar, truovi Traura,
che è bella città e molto ricca
e tanto forte ch'è una paura.
A dir di questa mia mente si ficca
nel modo ch'acquistaron questa terra
e Viniziani, e a questo t'apicca:
ebon costoro, se 'l mio dir non erra,
questa città con ispesa e sudore,
non per danar', ma per forza di guerra,
ch'era soggetta a lo 'mperadore,
o vogliàn dire al re d'Ungheria,
che contro a loro aveva gran furore
e dava a' lor navili ricadia
con una galïotta di micaccio,
ch'a più lor barche fé già villania.
E per levarsi avanti questo impaccio,
fecion costoro a quella una grand'oste
e sì lla preson come porco al laccio,
con danegiarli per fianchi e per coste,
tanto che l'ebon, come t'ho narrato,
in molti mesi co·llor genti poste.
Questa città è da costor sogiogato
con tutte suo castelle e tenitoro,
sì ccome nel mio dire i' t'ho contato.
Lasciàn di questa e diciàn di coloro
che troverremo per questi camini,
che per paura si diero a costoro.
È lla città ch'è degli Spalatini,
che d'adorneza è tanto ben composta
di chiese e case per suo cittadini;
niun'altra n'è per tutta questa costa
che sia d'ogni belleza sì adornata
d'un sì bel campanil, che molto costa:
chiamasi Spalato, e fu sogiogata
da un bossignano chiamato Chervoia,
che d'ogni pena la tenìa afannata.
E per levarsi da cotanta noia
e per fugire quella ricadia
e avere alegreza e festa e gioia
son sottoposti a questa Signoria
e stan contenti e vivono sicuri
a far lor fatti e llor mercatantìa.
Circundat'è questa città di muri,
co·molte torri e un forte castello:
fatt'è di pietre vive, ché più duri
tutte forteze e ville ch'è di quello,
isole e porti e ogni tenitoro
e ogni cosa ch'apartiene ad ello.
D'ogni forteza e d'ogni altro lavoro
e' non vi manca el valor d'un fico
che non sia sottoposto a costoro.
'Andare più oltre truovi Sibenico,
la quale è una città di grande afare,
come più oltre troverrai ch'i' dico.
Di questa terra non ti vo' contare
la suo magnificenza e com'è fatta,
per non volere l'altre dispregiare.
È questa terra tanto bella e atta
a far mercatantìa d'ogni ragione,
da poco tempo in qua che s'è rifatta,
ché imprima avea tal condizïone
che ti sarebe parso un tradimento
veder com'era fatta suo fazione.
Ma po' ch'ebon mutato regimento,
ché sono sottoposti a' Viniziani,
è di tal signoria ciascun contento.
Quivi non usa cittadini strani,
ma tutti sono di nazion' gentili
que' che son dentro; ma fuori è villani.
Le lor mercatantìe son tutte vili,
ché lor mestiere è pegole e formagi
e han barcosi e non hano navili.
Acciò che suo fazione in dir non cagi,
questa città è sì ben sitüata
sopr'un gran sasso e non sopra le spiagi,
ed è di muri e torri circundata
con un castel sì forte in grand'altura,
che fa paura a ciaschedun che 'l guata.
Sì ben guardato è co·buona cura,
da molti fanti e da un castellano,
che stan serrati dentro a quelle mura.
Ha questa terra in monte e in piano
sì be' terreni d'ulivi e vignali
c'han buona entrata d'essi, e non di grano.
Una grand'ubertà v'è d'animali,
castroni e buoi, agnelli e cavretti
e di più salvagiumi c'hanno l'ali.
Non vo' che di grasseza tu sì metti
niun'altra terra, ché aresti torto,
ma vo' che creda a tutti ' mie detti.
Non ha però un vantagiato porto,
ma di grand'isole ha gran quantitade,
che, quando el penso, ne piglio conforto:
tutt'è sogette a questa cittade,
che dànno a questa sì grand'abundanza;
e quel ch'i' dico tien' per veritade.
Or io ti vo' sonare un'altra danza
e vôti nominar due altre terra
che son di lunghe a questa vicinanza.
Non son costor né da pace né guerra,
ma sono al mare e hanno buon' porti,
sì ch'a nomarle mia mente non erra.
Ma i' tel dico acciò che ti conforti:
Liesina è l'una, ch'i' ti vo' contare,
e po' più oltre convien ch'i' ti porti;
l'altra è Corzùla, di piccolo affare,
ma tutte e du' è inn isole fatte
e han buon' porti da potervi stare.
Queste a mercatantìe si son poc'atte,
ma chi vi sta si vivon dell'entrate
c'han di bestiami, e di cacio e di latte.
Queste duo terre han poche brigate,
ma l'una d'esse è fornita di mura
e da' suo cittadini è ben guardate,
perché d'i Ragugei han gran paura,
ché son vicini a' lor tenitori
e diensi a' Vinizian', ch'avessin cura
di lor città e de' loro lavori
che fanno quivi di vino e di grano,
e de' lor fanti e de' lor pastori.
A dir di loro mi par troppo strano,
perché son gente di piccolo affare
e tutti quanti senton del villano,
sicché in più dire no·mi vo' affannare,
ma vo' passare oltre a' mie camini
e un'altra città vo' nominare:
Cattaro ha nome; è suo cittadini
di grande antichità lor gentileza;
con Albanesi sono e suo confini.
Non son costoro di molta riccheza
e poco fanno di mercatantìa
e 'l praticar co·lloro è istranieza.
Non è questa città in su la via
d'andar per mare in Levante o Ponente,
ma trovar quella è una ricadia.
Questa città dove sta questa gente
è incolfata ben diciotto miglia
'andar per un canal istrettamente.
A trovar dove sta questa famiglia
bisognerebe aver la calamita:
se ttu la vuo' trovar, sì tt'asotiglia.
Di dir più oltre la voglia m'invita
perch'a dir di costoro è fellonia:
però di questo luogo fo partita
e voglio entrar a dir dell'Albania,
e più castelli e città vo' contare
che troverrò andando alla mia via.
Ma prima che 'n tal luogo abie arivare,
seguendo la riviera molto presto,
di molti luoghi mi convien nomare.
Ma converrami esser molto destro
a voler raccontar ciascuna terra
ch'a nominarla mi sarà sinestro;
ma se llo mio intelletto qui non erra,
truovo più terre che fûr d'Albanesi,
c'hanno costoro per forza di guerra,
le quali sono in questi paesi,
ma sson fra terra e none in sul mare,
sicch'i' no·voglio che 'l mio dir ti pesi,
perché aresti in ciò molto a pensare
s'i' più dicessi castelle e cittade
che son de' Viniziani, a non fallare.
Ma perch'i' non so ben queste contrade,
a dirle a punto comincio a Dolzigno
e l'altre ti dirò lor qualitade.
E va' più oltre là dov'i' ti pigno
e troverrai Scutari e Durazo,
che chi vi sta fa del corpo uno scrigno,
perché l'èn poste in sun u·lago e guazo
ed èvi un'aria tanto trista e grossa
che genera a cciascun fievre e tremazo;
e pochi son che non vi lassan l'ossa,
e spezialmente di luglio e d'agosto,
sed e' non fan di guardia una gran possa.
È questo luogo in sun u·lago posto,
qual è copioso di tanto pesciame
che chi ne mangia lo fa a suo costo.
Budoda e Lescio è tutte le suo trame,
e poi Antibari, ch'è posto infra terra
ben quatro miglia con el suo casame.
Questo ha buon porto, se 'l mio dir non erra,
da raccettare ogni grande armata,
ma non si fa per loro de aver guerra
perché non son forniti di brigata
ch'abin co·lloro alcun sentimento,
ma vivon tutti quanti dell'entrata,
com'è di vino e di carne e formento,
perc'han di queste cose gran dovizia,
sicché per vivere e' non fanno stento.
Com'i' ti dico, son di poca malizia
e di nazione son tutti villani,
con poco avere e manco maserizia.
Lasiàn costoro ne' lor valle e piani,
perché de' Vinizian' non è qui più
e passeremo el golfo a terre strani.
La prima terra si truova è Corfù,
ch'è un'isola grossa e ben dotata,
che più forte di questa non sa' tu.
Da molte genti questa è abitata,
con un castello sì maraviglioso,
e ha borghi di fuori in su l'entrata
e po' più oltre, in un luogo nascoso,
el qual viene apellato el Butentro,
ch'è d'un gran fiume d'acqua ch'è copioso,
non men fondito che si sia el Po
e corre forte e mette in sul mare,
ch'a dir suo condizione i' non potrò.
V'è più isol' da non voler contare,
ma pur dirò, perché tu sappi più:
a una grande mi vo' cominciare.
Quest'isola è chiamata el Paccasciù;
da molti Greci ell'è abitata,
con più casali che vi stanno su;
e di mirabil' porti ell'è dotata,
ch'a ogni tempo che possa noiare
ad ogni nave, quivi s'è salvata.
In queste parti non vo' più istare,
ché a voler dir tutto non poria:
ad altri luoghi mi conviene andare.
Avanti ch'i' agiunga in Romania,
sol per entrar nel colfo di Patrasso
vo' qui sforzare la mia fantasia.
E perché tu non creda ch'i' sia lasso
di racontarti quel che n'ho trovato,
andando in la Morea in questo passo
truovi un castel che Lepanto è chiamato,
ch'è sottoposto a li Viniziani,
ch'è molto bello e bene acasato.
Non vo' tu creda che nel dir mi strani:
e' rende a' Vinizian' sì grande entrata
d'una peschiera ed ha molti villani,
che a volerne fare gran derrata
diecimilia ducati di buon oro
e' dànno a' Vinizian' questa brigata.
I' vo' lasciare el dir di costoro
perch'a dire ogni cosa non poria,
volendo pur dar fine al mio lavoro.
Ma seguendo più oltre a la mia via,
lasciando adrieto le lor condizione,
di più isole e porti in Romania,
truovi un castel che si chiama Modone,
qual è composto di tanta forteza
c'ha grosse mura fatte con ragione.
Quest'è dotato di tanta belleza
e ha un porto fatto con u·molo
per dare a le galie la lor salveza.
Ma questo porto v'è a punto solo
da raccettare galie e barcosi
e d altre fuste ch'abin piccol nolo;
ma navi grosse convien che si posi
di lungo a questo un miglio, a mia credenza,
e a un'isola tutti stiano ascosi,
la qual vien apellata Sapïenza
e ha buon fondo e buon aferrare.
che ma' non v'ebe nave vïolenza,
sicché in tal luogo hanno buono stare.