XC – S. Rosa
Torno, o poeti, a voi. Dentro un biennio,
Benché avvezzo con Verre, i furti vostri
Non conterebbe il correttor d'Erennio.
Oh vergogna, oh rossor de' tempi nostri!
I sughi espressi da l'altrui fatiche
Servon oggi di balsami e d'inchiostri.
Credonsi di celar queste formiche,
Ch'han per Febo e per Clio seggio e caverna,
Il gran rubato e le raccolte antiche:
E senza adoperar staccio o lanterna,
Si distingue con breve osservazione
La farina ch'è vecchia, e la moderna.
Raro è quel libro che non sia un centone
Di cose questo e quel tolte e rapite,
Sotto il pretesto de l'imitazione.
Aristofano, Orazio, ove siete ite,
Anime grandi? ah per pietade un poco
Fuor de' sepolcri in questa luce uscite.
Oh con quanta ragion vi chiamo e invoco!
Ché se oggi i furti recitar volessi,
Aristofano mio, verresti roco.
Orazio, e tu se questi autor leggessi,
Oh come grideresti: or sì che a i panni
Gli stracci illustri son cuciti spessi.
Ché non badando al variar de gli anni,
Con la porpora greca e la latina
Fanno vestiti da secondi zanni.
Gl'imitatori in quest'età meschina,
Che battezzasti già pecore serve,
Chiameresti uccellacci di rapina.
De le cose già dette ognun si serve;
Non già per imitarle; ma di peso
Le trascrivon per sue penne proterve.
E questa gente a travestirsi ha preso
Perché ne' propri cenci ella s'avvede
Che in Pindo le saria l'andar conteso.
Per vivere immortal, dansi a le prede,
Senza pena temer, gl'ingegni accorti:
Ché per vivere, il furto si concede.
Né senza questo ancor han tutti i torti:
Non s'apprezzano i vivi, e non si citano;
E passan sol le autorità de' morti.
E se citati son, gli scherni irritano:
Nè s'han per penne degne, e teste gravi
Quei che su i testi vecchi non s'aitano.
Povero mondo mio, sono tuoi bravi
Chi svaligia il compagno, e chi produce
Le sentenze furate a i padri, a gli avi.
E ne le stampe sol vive e riluce
Chi senza discrezion truffa e rubacchia,
E chi le carte altrui spoglia e traduce.
Quindi taluno insuperbisce e gracchia,
Che s'avesse a depor le penne altrui,
Resterebbe d'Esopo la cornacchia.