XC – S. Rosa

By Giacomo Leopardi

Torno, o poeti, a voi. Dentro un biennio,

Benché avvezzo con Verre, i furti vostri

Non conterebbe il correttor d'Erennio.

Oh vergogna, oh rossor de' tempi nostri!

I sughi espressi da l'altrui fatiche

Servon oggi di balsami e d'inchiostri.

Credonsi di celar queste formiche,

Ch'han per Febo e per Clio seggio e caverna,

Il gran rubato e le raccolte antiche:

E senza adoperar staccio o lanterna,

Si distingue con breve osservazione

La farina ch'è vecchia, e la moderna.

Raro è quel libro che non sia un centone

Di cose questo e quel tolte e rapite,

Sotto il pretesto de l'imitazione.

Aristofano, Orazio, ove siete ite,

Anime grandi? ah per pietade un poco

Fuor de' sepolcri in questa luce uscite.

Oh con quanta ragion vi chiamo e invoco!

Ché se oggi i furti recitar volessi,

Aristofano mio, verresti roco.

Orazio, e tu se questi autor leggessi,

Oh come grideresti: or sì che a i panni

Gli stracci illustri son cuciti spessi.

Ché non badando al variar de gli anni,

Con la porpora greca e la latina

Fanno vestiti da secondi zanni.

Gl'imitatori in quest'età meschina,

Che battezzasti già pecore serve,

Chiameresti uccellacci di rapina.

De le cose già dette ognun si serve;

Non già per imitarle; ma di peso

Le trascrivon per sue penne proterve.

E questa gente a travestirsi ha preso

Perché ne' propri cenci ella s'avvede

Che in Pindo le saria l'andar conteso.

Per vivere immortal, dansi a le prede,

Senza pena temer, gl'ingegni accorti:

Ché per vivere, il furto si concede.

Né senza questo ancor han tutti i torti:

Non s'apprezzano i vivi, e non si citano;

E passan sol le autorità de' morti.

E se citati son, gli scherni irritano:

Nè s'han per penne degne, e teste gravi

Quei che su i testi vecchi non s'aitano.

Povero mondo mio, sono tuoi bravi

Chi svaligia il compagno, e chi produce

Le sentenze furate a i padri, a gli avi.

E ne le stampe sol vive e riluce

Chi senza discrezion truffa e rubacchia,

E chi le carte altrui spoglia e traduce.

Quindi taluno insuperbisce e gracchia,

Che s'avesse a depor le penne altrui,

Resterebbe d'Esopo la cornacchia.