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Manzon, s'i' te l'ho detto, tu lo sai,
e s'i' non te l'ho detto, tel vo' dire:
quand'i' te l'arò detto, il saperai.
Son risoluto di voler morire,
e non ci voglio metter tempo in mezzo:
guarda capricci che soglion venire!
I' mi volea morire sino a un pezzo:
ma non ci ho mai potuto trovar modo,
ch'a questa cosa non ci sono avvezzo.
Ho attaccato un bel capresto a un chiodo,
e delle volte diece sono stato
per cacciare la testa drento al nodo:
ma, prima di far questo, ci ho pensato
ch'egli è una morte da furbo, da baro,
cioè a dir quel morire impiccato.
Chè già c'ho a fare questo passo amaro,
i' non vorre' po' poi che le persone
m'avessono a stimare un bel somaro,
perch'i' non abbia fatto elezione
di qualche morte almen da galantuomo,
non mica da furfante e da briccone.
Se ci fusse stampato qualche tomo
il qual mostrasse tutte le maniere
di far tirar le calze a un pover'uomo,
io men vorre' di fatto provvedere,
e ci vorre' poi tanto studiar suso,
ch'io ne trovassi alcuna a mia piacere.
Quel povero Bertoldo i' non l'accuso,
che non trovò mai pianta da impiccarsi:
gli ebbe ragione di restar confuso.
Perocchè, quando si tratta di farsi
del male, dicon que' che provat'hanno,
ch'egli è molto difficil contentarsi.
E' non è già che rechi loro affanno
quella paura del morire: a quella
i disperati non vi baderanno.
Ciò che ti fa beccar ben le cervella
gli è quel cercarla bella; chè di morti
se ne stenta a trovare alcuna bella.
E benchè ce ne sieno di più sorti,
le sono però certe porcherie,
da fare disonore a tutti i morti.
E questo è il caso che, di tante vie
che ci ha d'andare a veder ballar l'orso,
in bilico tu stai tra 'l no e 'l sie,
ove al contradio, senza far discorso,
s'ella fusse una morte che piacesse,
te la beresti come bere un sorso.
Ma, verbi grazia, se qualcun ti desse
nel petto d'un pugnale, o nelle stiene,
o con un ciotto il capo ti rompesse,
ti par egli una cosa che stia bene,
sporcarti la camicia e 'l giubberello
dal sangue che vien fuora delle vene?
E' m'è venuto ancora entro al cervello
ch'i' mi potre' andare ad annegare;
e questo mi parrebbe un modo bello:
ma quel doversi poi tutto bagnare
que' pochi panni che tu hai indosso
non mi finisce ben di contentare.
Mi si potrebbe risponder ch'io posso,
se pure ho di morir pensier veruno,
innanzi tratto trarmeli di dosso:
ma cotesto non m'entra in conto alcuno;
perch'i' sono un cotale innocentino
che non vorre' scandolezzar nessuno.
Ci sarebbe un segreto pellegrino;
cioè ch'i' mi cacciassi un palo dreto;
ma questo è un morir da saracino:
oltrecchè mi parrebbe un po' indiscreto
quel non peter mai più per quella via
trarre un sospir che somigliasse a un peto.
Un altro bel segreto ci sarìa
che mi potrebbe tôrre d'ogn'impaccio;
e l'abbruciarmi credo che ciò sia:
s'e' no fosse che qualche ignorantaccio
sarebbe, che direbbe che quel foco
fusse in pena di qualche peccataccio.
Ma questa cosa monterebbe poco,
che, se di fummo ci fusse un po' meno,
non ti so dir se sarebbe un bel giuoco.
E quantunque alcun dica che 'l veleno
sia la più bella morte che si faccia,
nè anche questa mi contenta appieno.
E la ragion, perch'ella mi dispiaccia,
è che per che tu sii morto perduto;
tanto diforme ti rende la faccia.
Perchè 'l vederti nero divenuto,
e gonfio, agli occhi reca tanta noia
che si vorrebbe piuttosto esser muto.
Or tu, che se' staggito già per boia,
Manzoni, vorre' mo' che mi dicessi
qualche bel modo di tirar le cuoia,
ma qualche modo che non mi spiacessi;
e se fusse possibil cosa ancora
che a chi l'adopra mal non gli facessi.
Sovviemmi ch'allor quando la signora
non ti volea veder vivo nè morto,
che tu n'andavi in cerca molto allora.
A quanto però io mi sono accorto,
non potesti far pago il tuo disio,
dappoi ch'i' vedo che non se' ancor morto.
Ora, Manzoni, che debb'io fare, io,
posciacchè dopo tanto affaticarmi
io non trovo una morte a modo mio?
Sa' tu quel ch'i' vo' far? Voglio chetarmi
e soprastare pazientemente,
finchè la morte vengh'ella a trovarmi.
Chi sa che, s'ella la mia brama sente,
non provvegga da sezzo a' fatti miei,
meglio ch'i' non fare' forse al presente?
D'arte sì fatta ella ne sa per sei:
in queste cose tiene il principato.
Vo' far così; voglio aspettarla lei.
In tanto, per mostrar che ti son grato,
quel bel capresto te lo dono a tene;
i' dico quel ch'avevo apparecchiato;
o ad alcun altro che mi voglia bene.