XCI

By Giovanni Prati

Diva Morte, quel dì, che, il capo stanco

nel tuo sen reclinato, io m´addormenti,

con te prendi, se puoi, prendi pur anco

le alate rime ch´io lanciai ne´ venti.

Il saperle con te duro fia manco

che date a l´aura delle ambigue genti:

l´insigne mondo or si travaglia al banco,

e là vibra sua celia ai numi spenti.

Lasciam l´insigne mondo e la sua cura;

e tu spargi fra i salci, o diva Morte,

qualche strofa d´amor su me sepolto.

Vagheggiarti qua giù fu mia ventura:

e, fermo il passo a le tenarie porte,

darò, nud´ombra, a le tue note ascolto.