XCI

By Agnolo Firenzuola

Quel vivo sol, ch'a la mia vita oscura

Solea far chiaro giorno,

E quetar la tempesta del mio core,

Volge suoi raggi altrove, e più non cura

S'a le tenebre torno.

O mia ventura ove m'ha giunto Amore!

Per doglia non si muore,

Ché già l'estrema mia m'avrebbe morto;

Ond'io son vivo a torto.

Morir non posso e tempo è di morire,

E cresce la mia vita col martire.

Viverò dunque, e altri indegnamente

In un punto beato

Vive del nutrimento di mia vita?

Non vivrò, né fia mai così possente

L'empio e crudel mio fato,

Che non discioglia l'anima smarrita

Questa pena infinita;

Opri sua forza in me maligna stella

D'ogni mio ben rubella;

Ché se il dolor di vita non mi priva,

Non fia giamai che mio mal grado io viva.

O fera rimembranza del mio bene,

Del mio tempo felice,

Che sì tosto passò, ch'a pena il vidi:

Io vidi gia fiorir l'alta mia spene,

Poi qual svelta radice

In un istante morta la rividi.

Misero, in cui ti fidi?

Io son caduto ch'era al ciel vicino;

Né so per qual destino

Or vo piangendo, or vo traendo guai,

Non per mia colpa, ma che troppo amai.

Donna leggiadra, e più chiara che 'l sole,

Che l'aria rasserena

Quando sorride, o quando un sguardo muove,

Mostrommi Amor, e femmi udir parole

Da addolcir ogni pena,

E veder atti da far arder Giove;

Fiamma non vista altrove

Subito m'arse il cor, ed in costei

Fisando gli occhi miei,

Divenni cieco, e sì da me diviso,

Ch'altro non vidi poi che 'l suo bel riso.

A poco a poco poi senti' legarmi,

Dico, si dolcemente,

Ch'ebbi in odio la cara libertade;

E meco stava Amor per consolarmi,

Mostrandomi sovente

Due vaghi lumi accesi di pietade;

E in la maggior beltade

Un puro e nobil cor pien di mercede,

Pien di fermezza e fede:

Poi mi giurò su l'arco, su la face,

Su la faretra, darmi eterna pace.

Quanto la tua promessa allor mi piacque,

Tanto valor non sento,

Ch'io basti a ringraziarti co 'l pensiero:

Smisurata allegrezza al cor mi nacque,

E 'l sole il più contento

Non vide in l'uno ed in l'altro emispero;

Ond'io venni sì altero

De la speranza, che, s'a 'l ver m'esalto,

Allor montai tant'alto,

Che pien di meraviglia fra me stesso

Dicea mirando: – Io sono al cielo appresso – .

Io caddi poi, poi che fui presso al cielo,

Caddi di tanta altezza,

Che la rovina mai non giunse al fine;

E 'nnanzi a gli occhi mi fu posto un velo

Tal, che più la chiarezza

Non vidi de le due luci divine:

Le rose in dure spine,

Ogni mia pace mi fu posta in guerra;

Allor vid'io in terra

La vera fede estinta, e cortesia,

E pietà morta ne la donna mia.

Se mai, canzon, tu vedi

Madonna, ai sacri piedi

Gettati, e dille con parlare accorto:

– Per voi sol nato, il mio signor è morte. –