XCIII

By Benvenuto Cellini

Ero novella, ma felice quanto

l'altra infelice fu, ch'al dolce e caro

Leandro tuo, più che l'antico chiaro,

con amor ti congiungi onesto e santo;

qual fia sì duro ed empio cor, qual tanto

barbara man, qual così petto avaro,

che qual s'è l'un di voi, celeste paro,

offenda, no, ma pensi offender tanto?

Anzi in qual Scizia o 'n qual Numidia fia

chi non gradisca i vostri amori, e lodi

l'ardir cui tanta e tal diede il ciel grazia?

S'io avessi di voi condegne lodi,

di celebrarvi ogn'or stanca né sazia

non si vedrebbe mai la penna mia.