XCIV. NELLA RASSEGNA DI 60 USSARI CISALPINI. 23 febbraio 1798.
Non fragor di molli carmi
E di fervidi bicchieri
Ma lo strepito dell'armi
E di cantici guerrieri
Lusingar può l'alme e i petti
Di gagliardi giovinetti.
Via le tazze, via la spuma
De' Falerni inghirlandati:
Solo al vento ed alla bruma
Cresce il lauro de' soldati;
Nè l'irriga nè il nutrica
Che il sudore e la fatica.
Pur talvolta ancor Lièo
Al valor fa dolci inviti:
Cenea sallo, il sa Teséo
Fra le mense de' Lapiti,
Quando nacque ria tenzone
Per la nuora d'Issione.
Quei la bella Ippodamìa,
Voi la patria difendete.
Questo il premio, questa sia
La beltà che salva avrete.
Di Centauri anch'ella è stretta,
Che minacciano vendetta;
Di Centauri all'Istro nati,
Che far tentano rapina,
D'amor caldi e inebriati,
Della Donna Cisalpina.
Scudo a lei di vostre vite
Fate, o prodi, e non fuggite.
Fugga il vile, che al tiranno
Vende il sangue e morir teme:
Resti il forte, cui l'affanno
Della patria a pugnar preme:
Per la patria è dolce sorte
Affrontar perigli e morte.
Dunque all'armi; e bello fate
Di ferite il vostro petto:
Noi le piaghe insanguinate
Bacerem con dolce affetto:
E al più forte il cor darà
La più tenera beltà.