XCIV
Volpe superba, viziosa e falsa,
ingrata, disdegnosa ed ignorante,
come ti vedi avante
venir incontro il iudizio superno!
Il tuo poder, che già fu in acqua salsa,
perdesti, per voler segnoreggiante
esser al soprastante:
in mar comun, se ben nel cor discerno,
tu non temevi appena il Re etterno,
sì ti parea sovr'ogn'altra esser grande;
ma a la Meloria avesti tal vivande,
che mai non fosti più in acqua donna.
Volevi esser colonna,
per ristorarti, poi, di terra ferma;
e non considerando a la tua possa
né quanto eri inferma,
se' giunta in parte, con la tua aroganza,
che tu non potra' dir quel che t'avanza.
Una, due volte e tre e quattro offesi,
essendo più possenti, hanno sofferto
i tuo' nemici, certo
(sì come saggi) per aver ragione
e per non esser al tuo mal accesi
e per non dar a te quel ch'era merto:
il lor pensier coverto
è stato insino a l'ultima cagione.
Per fuggir di ciascun la riprensione,
mossi si sono alor che l'alto regno
inverso te ha dato fermo segno:
però che tu se' peggio che pagana,
fuor di natura umana,
invidiosa, rea, di mal talento,
che, per veder il secol tutto a fondo,
sofresti aver tormento,
scacciando ognun che t'ha tenuto in pace,
e ritenendo qual più ti disface.
In fiero orgoglio già ti fe' venire
vittoria alcuna che avesti in terra,
e volendo far guerra,
contro al dover ognora ti movesti.
Ingrata a Dio, santa umiltà sentire,
non conoscendo, al ben facesti serra;
ma il mal che 'n te s'aferra,
t'ha pur guidato a far che tu ti desti:
gli spirti tuo' crudeli e tanto infesti
contro a color che ti facean possente,
ti faranno tornar ancor niente,
perché più ch'altri amar dovevi loro.
Tu sai ch'ogni tesoro,
o misera, per loro a te venìa:
sanza occhi, sanza mente se' venuta
al mal che in te si cria,
sempre rompendo lealtate e fede,
fèra diversa e fuor d'ogni merzede.
Quel che t'avene, pensa che non move
se non d'alta iustitia che t'infonde.
Deh, sa'mi tu dir onde
quel da Postierla mandasti a Melano?
Come di sovra a te foco non piove?
Ugolin conte ancora non s'asconde,
e l'altre vite immonde,
pargole e inocenti, che con vano
pensier di tradimento, sì tostano
festi con crudeltà venire a morte,
ed altre cose ancor ch'io non t'ho scorte,
sì come quella che di Tolomeo
nascesti, o Gan ti feo.
Ma s'tu conosci l'aspra disciplina
la qual ti dà Colui che tutto regge,
e la mortal ruina,
tu puo' veder venirti a piggior punto
che Troia, Tebe, Corinto o Sagunto.
Non credevi già mai che tuo terreno
dagli nemici fosse sì percosso,
e l'Arnonico fosso
da tutti ti facea star sicura;
ma tal fortezza ben ti venne meno.
Quando vedesti l'essercito mosso
già per correrti adosso,
quel trapassando, verso le tue mura,
per non voler aver piggior ventura
tua gente arse fortezze, e rifuggiro.
Po' ti seguì maggior doglia e martìro:
in su le porte i palii ti fur corsi.
Assaggia questi morsi,
spècchiati alquanto inverso la val d'Era,
ne l'altre ville ancora attorno attorno,
e vattene a rivera,
e guarda le galee quel che le fanno,
e come le catene al porto stanno.
Levar ti déi da la mente superba,
immaginando te esser sul lito,
ed al tempo già ito,
ed a quel che è, e qual tuo legno vedi.
Chi t'ha sul mare or dato doglia acerba,
tal che navilio alcun non ha suo sito?
Con quale ha' tu ferito,
o con qual dimostrato hai tuo' rimedi?
Fama risuona che rifar ti credi,
avendo appoggio di signor lombardo;
ma se in colu' ch'i' credo, ho riguardo,
egli ha più che non vuol can alla coda,
che 'l tengon su la proda
a far diffesa di sua signoria;
e se pur fosse, egli è tal qual bisogna
a domar tua folia:
disfar credendo altrui, te disfarai,
e te istessa con te punirai.
Ma le due chiavi nel campo vermiglio
con l'aquila, col carro e con la scala
fan che tua speme cala
in quel disio che più ti notrica:
strigner tu credi, e non hai artiglio,
e volar vuogli sanza nessuna ala.
Questo a fine mala
te metterà, e qualunche t'amica:
tal fa il laccio, che spesso s'intrica.
I' ti dico: - Tapina, guarda, guarda!
esce di Pietrabuona la bombarda
che t'ha menato e mena a scuro calle;
tu non se' ancor a valle,
là dove deggi andar, vie più amara.
Non è discordia a struggerti alcuna
ne l'alta città cara,
ma tutta in uno animo e talento
vuol ch'ogni nome tuo divegna spento. -
Canzon, tu puo' contar per l'universo
che di Fiorenza valorosa parla,
la qual contro al diverso
popol di Pisa nel sessantadue
si mosse, per punir l'opere sue.