XCIV

By Franco Sacchetti

Volpe superba, viziosa e falsa,

ingrata, disdegnosa ed ignorante,

come ti vedi avante

venir incontro il iudizio superno!

Il tuo poder, che già fu in acqua salsa,

perdesti, per voler segnoreggiante

esser al soprastante:

in mar comun, se ben nel cor discerno,

tu non temevi appena il Re etterno,

sì ti parea sovr'ogn'altra esser grande;

ma a la Meloria avesti tal vivande,

che mai non fosti più in acqua donna.

Volevi esser colonna,

per ristorarti, poi, di terra ferma;

e non considerando a la tua possa

né quanto eri inferma,

se' giunta in parte, con la tua aroganza,

che tu non potra' dir quel che t'avanza.

Una, due volte e tre e quattro offesi,

essendo più possenti, hanno sofferto

i tuo' nemici, certo

(sì come saggi) per aver ragione

e per non esser al tuo mal accesi

e per non dar a te quel ch'era merto:

il lor pensier coverto

è stato insino a l'ultima cagione.

Per fuggir di ciascun la riprensione,

mossi si sono alor che l'alto regno

inverso te ha dato fermo segno:

però che tu se' peggio che pagana,

fuor di natura umana,

invidiosa, rea, di mal talento,

che, per veder il secol tutto a fondo,

sofresti aver tormento,

scacciando ognun che t'ha tenuto in pace,

e ritenendo qual più ti disface.

In fiero orgoglio già ti fe' venire

vittoria alcuna che avesti in terra,

e volendo far guerra,

contro al dover ognora ti movesti.

Ingrata a Dio, santa umiltà sentire,

non conoscendo, al ben facesti serra;

ma il mal che 'n te s'aferra,

t'ha pur guidato a far che tu ti desti:

gli spirti tuo' crudeli e tanto infesti

contro a color che ti facean possente,

ti faranno tornar ancor niente,

perché più ch'altri amar dovevi loro.

Tu sai ch'ogni tesoro,

o misera, per loro a te venìa:

sanza occhi, sanza mente se' venuta

al mal che in te si cria,

sempre rompendo lealtate e fede,

fèra diversa e fuor d'ogni merzede.

Quel che t'avene, pensa che non move

se non d'alta iustitia che t'infonde.

Deh, sa'mi tu dir onde

quel da Postierla mandasti a Melano?

Come di sovra a te foco non piove?

Ugolin conte ancora non s'asconde,

e l'altre vite immonde,

pargole e inocenti, che con vano

pensier di tradimento, sì tostano

festi con crudeltà venire a morte,

ed altre cose ancor ch'io non t'ho scorte,

sì come quella che di Tolomeo

nascesti, o Gan ti feo.

Ma s'tu conosci l'aspra disciplina

la qual ti dà Colui che tutto regge,

e la mortal ruina,

tu puo' veder venirti a piggior punto

che Troia, Tebe, Corinto o Sagunto.

Non credevi già mai che tuo terreno

dagli nemici fosse sì percosso,

e l'Arnonico fosso

da tutti ti facea star sicura;

ma tal fortezza ben ti venne meno.

Quando vedesti l'essercito mosso

già per correrti adosso,

quel trapassando, verso le tue mura,

per non voler aver piggior ventura

tua gente arse fortezze, e rifuggiro.

Po' ti seguì maggior doglia e martìro:

in su le porte i palii ti fur corsi.

Assaggia questi morsi,

spècchiati alquanto inverso la val d'Era,

ne l'altre ville ancora attorno attorno,

e vattene a rivera,

e guarda le galee quel che le fanno,

e come le catene al porto stanno.

Levar ti déi da la mente superba,

immaginando te esser sul lito,

ed al tempo già ito,

ed a quel che è, e qual tuo legno vedi.

Chi t'ha sul mare or dato doglia acerba,

tal che navilio alcun non ha suo sito?

Con quale ha' tu ferito,

o con qual dimostrato hai tuo' rimedi?

Fama risuona che rifar ti credi,

avendo appoggio di signor lombardo;

ma se in colu' ch'i' credo, ho riguardo,

egli ha più che non vuol can alla coda,

che 'l tengon su la proda

a far diffesa di sua signoria;

e se pur fosse, egli è tal qual bisogna

a domar tua folia:

disfar credendo altrui, te disfarai,

e te istessa con te punirai.

Ma le due chiavi nel campo vermiglio

con l'aquila, col carro e con la scala

fan che tua speme cala

in quel disio che più ti notrica:

strigner tu credi, e non hai artiglio,

e volar vuogli sanza nessuna ala.

Questo a fine mala

te metterà, e qualunche t'amica:

tal fa il laccio, che spesso s'intrica.

I' ti dico: - Tapina, guarda, guarda!

esce di Pietrabuona la bombarda

che t'ha menato e mena a scuro calle;

tu non se' ancor a valle,

là dove deggi andar, vie più amara.

Non è discordia a struggerti alcuna

ne l'alta città cara,

ma tutta in uno animo e talento

vuol ch'ogni nome tuo divegna spento. -

Canzon, tu puo' contar per l'universo

che di Fiorenza valorosa parla,

la qual contro al diverso

popol di Pisa nel sessantadue

si mosse, per punir l'opere sue.