XCIV

By Giovanni Alfonso Mantegna

Eccoti, re degli altri, altiero fiume,

lo infiammato pastor che sul Tesino

cantò de l'Alba i begli occhi e la treccia

e lo splendor de le virtuti interne.

Qui siede or mesto a la sinistra riva

del nido tuo, che da Vitellio ha il nome,

poicé dei raggi pi` che 'l sol sereni,

mercé dei pi` maligni, invidi cieli,

privo si vede e questa vita stanca

mena in sì lunga e tenebrosa notte.

Questa l'Alba non è, né questo è Febo

che 'l vulgo sciocco intieramente crede,

anzi, ch'egli è Pluton, quella è Megera!

Questi non sono i candidi ligustri,

le pallide viole, ibianchi gigli,

né le vermiglie matutine rose,

ma elleboro mortal, fredda cicuta;

né questo è il tronco del famoso Alcide,

né quello è 'l don gratissimo di Bacco,

ma sterile lambrusca infra le spine,

e del figluol di Telefo fugace

l'arbore mesto, e 'l paliuro acuto.

Fugge Favonio quindi e Flora è seco,

e Noto oscur nel sen porta la pioggia,

le sinistre cornici e i destri corvi

turbano il suon di Filomena e Progne:

qui non son capre, pecore e giovenche,

né copia alcuna di benigno armento!