XCIV

By Ludovico Leporeo

In Roma vivo, scrivo, e me la passo

Tra impertinente gente da processo,

Per divino destino che m'ha messo

In corte, ove si fa forte fracasso.

Di quiete amico maledico il chiasso,

Né m'allargo dal margo di me stesso,

E chi m'onge e mi ponge io l'ho con esso,

E a poetar e a trimetrar m'ingrasso.

Da un certo Incerto che m'ha già proscrisso

Vado lontan come da can molosso

Da cui son morso, e come un orso risso.

Ma già fatto ho il quint'atto, e più non posso

Soffrir, ché dal martir son crocifisso,

E vo' scopargli e spolverargli il dosso.