XCIX. PER LA PACE CONCHIUSA NEL 1801 TRA FRANCIA ED AUSTRIA NAPOLI SPAGNA.
Voi che dell'armi al suono impaurite
Pace invocaste su le patrie arene,
Tenere madri, ardenti spose, uscite:
La dea già viene.
De' suoi bianchi corsieri odo il nitrito,
Sotto l'asse tremar sento la riva.
Fuori uscite: ogni pianto è già finito:
Ecco la diva.
Lungi il loto, o fanciulle, ed il narciso,
Ch'ella non ama delle Parche i fiori:
Date rose e mortelle e al fiordaliso
Misti gli allori.
Caro è il lauro alla dea giunto alla fronda
Che a Minerva fiorì; più caro e bello
Se di sangue e sudor pria lo feconda
Largo ruscello.
Ve'! due rami ella tien del sospirato
Cecropio arbusto allegrator del mondo:
Diè Marengo il primiero e il congiurato
Istro il secondo.
Oh cara Pace che del fier Gradivo
L'ire tremende col sorriso affreni,
E del brando crudel col santo olivo
L'elsa incateni;
D'Hoenlinda e Marengo ai vincitori
La bevanda prepara alma de' numi,
Ma dell'Olimpo ai meritati onori
Tardi gli assumi.
All'invidia del ciel basti il rapito
Dessaix, morta speranza, eterno affanno
Degl'italici petti, ed infinito
Pubblico danno.
Tu che le stolte insegui ire mortali
Dal pianto accompagnata, e della guerra
Con man pietosa ristorando i mali
Salvi la terra;
Diva, primiero d'ogni cor desío,
Diva, in ciel nata il dì che tacque il tuono
Su i Titan domi e su del maggior dio
Fermo il gran trono;
Deh rimanti fra noi, cangia le spade
In vomeri e bidenti, al primo onore
Torna gl'itali campi; e libertade
Regni ed amore.
A te saltante su le stipe accese
L'alma Pale fa plauso: a te contenti
Dalla valle abduana e cremonese
Mugghian gli armenti.
Qui Cerere t'aspetta, qui Lièo
Ti raccomanda le felsinee viti,
E Palla i sacri del sapere acheo
Genii sbanditi.
O di santa Concordia, o più ti sia
Gradito il nome di celeste Irene
Che l'Ilisso ti diè; vieni, ed oblia
L'are d'Atene.
Qui dove in pria tuonar s'udìan di Marte
I cavi bronzi e sbigottir gl'Insubri,
Vieni; e divisi avrai con Bonaparte
Inni e delùbri.