XCVI. INNO. CANTATO AL TEATRO DELLA SCALA IN MILANO IL 21 GENNAIO 1799 ANNIVERSA...
Re superbi, tremate, scendete;
Il più grande dei troni crollò.
Lo percosse co' fulmini invitti
Libertate, primiero de' dritti:
Lo percosse del vile Capeto
Lo spergiuro, che il cielo stancò.
Re superbi, l'estremo decreto
Per voi l'ira del cielo segnò.
Tingi il dito in quel sangue spietato,
Francia, tolta alle indegne catene,
Egli è sangue alle vene succhiato
De' tuoi figli, che il crudo tradì.
Cittadini che all'armi volate,
In quel sangue le spade bagnate:
La vittoria ne' bellici affanni
Sta sul brando che i regi ferì.
Giù del trono, crudeli tiranni:
Il servaggio del mondo finì.
Oh soave dell'alme sospiro,
Libertà, che del cielo sei figlia!
Compi alfine l'antico desiro
Della terra, che tutta è per te.
Ma tua pianta radice non pone
Che fra' brani d'infrante corone;
Nè si pasce di mute rugiade,
Ma di nembi e del sangue dei re.
Re superbi, già trema già cade
Il poter che il delitto vi diè.
Dalla foce — del Reno veloce
Fino all'onda che Scilla divide
Già tua luce all'Europa sorride;
Già l'Italia dal sonno destò:
E sull'Alpi lo spettro di Brenno
Fiero esulta; — ed insulta col cenno
Un ramingo che il regno ha perduto,
Perchè ingrato e spergiuro regnò.
Re spergiuro, ogni labbro fu muto
Sul tuo fato, nè cuor sospirò.
Chi è quel vile che vinto s'invola
Via per l'onda — che l'Etna circonda?
Versa, o monte, dall'arsa tua gola
Tuoni e fiamme, onde l'empio punir.
Su le regie sue bende profane
Fremon d'ira già l'ombre romane;
E di Bruto il pugnale già nudo
Gli è sul petto, già chiede ferir.
Re insolente, re stolto, re crudo,
Di tal ferro non merti morir.
Oh soave dell'alme sospiro,
Libertà, che del cielo sei figlia!
Fin del Nilo le sponde sentiro
Di tua luce la dolce virtù;
Di tua luce ancor essa s'infoca
Stanca l'Asia di ceppi; ed invoca
Bonaparte, il maggior de' mortali,
Che geloso fa Giove lassù.
Bonaparte ha nel cielo i rivali,
Perchè averli non puote quaggiù.
Lo splendor delle franche bandiere
Gli occhi all'Indo da lungi percote;
Che si scuote, — e sull'ali leggiere
Lor dirige segreto un sospir:
Ma del Cafro su l'ultimo lito
L'Anglo atterra lo sguardo smarrito;
Che dell'oro sua forza, già vede
La gran fonte al suo piede — finir.
Traditore! — nel mezzo del core
Finalmente — si sente ferir.
Punitrice de' regii delitti,
Libertate, primiero de' dritti;
Gli astri sono il tuo trono, — e la terra
Lo sgabello del santo tuo piè:
Ma tua pianta radice non pone
Che fra' brani d'infrante corone;
Nè si pasce di mute rugiade,
Ma di nembi e del sangue dei re.
Re superbi, già trema già cade
Il poter che il delitto vi diè.