XCVI

By Giacomo Lubrano

Vegetabili piaghe, irsute avene

arma d'empio furor smania stizzita;

onde in punta a la man rotte le vene,

stringono mille morti in una vita.

Barbara crudeltà d'orride scene

a suoni di agonia le Canne irrita:

né può Marcello numerar le pene,

tutto che abbia le pene infra le dita.

Pur costante a gli scempi il cor non cede:

e nel cruccioso mar d'ire tiranne

pesca d'eterno onor Empiree prede.

Non più il nome fatal pianga di Canne

scosso il Tarpeo, ché la Romana Fede

in trombe a' suoi trofei gonfia le canne.