XCVI

By Giosue Carducci

Re Sifrido tien corte. – Arpeggiatori,

Il più bel canto qual di voi mi sa? –

E un giovinetto esce di schiera fuori

Snello: in man l'arpa, spada al fianco egli ha.

– Tre canti, o re, so io. Del primo è spento

Da tempo ogni ricordo entro il tuo cor:

Tu m'hai morto il fratello a tradimento;

Tu m'hai morto il fratello, o traditor.

L'altro canto una notte, e urlava forte

Il turbine, una notte ebbi a pensar:

Tu hai da pugnar meco a vita e morte,

A vita e morte hai meco da pugnar. –

E appoggia l'arpa al tavolo; e già fuore

Tratte han le spade arpeggiatore e re:

Pugnano a lungo con fiero fragore

Fin che cade ne l'alta sala il re.

– Or canto il terzo, il canto mio più vago,

Né mai stanco a ridirlo mi farà:

Giace Sifrido re nel rosso lago

Del sangue suo, morto nel sangue sta. –