XCVI

By Pietro Jacopo De Jennaro

Mersé,Signor, che pendi morto in croce

per la salute della omana prole,

d'un peccator che porge a te parole

de nova fiamma che l'avampa e coce.

Exaudi sua clamante e flebel voce

che a te sul spera, adora e servir cole,

correndo a toa mersé, qual correr sole

cervo assetato al fonte assai veloce.

Miserere del cor contrito e lasso,

del tempo invan despeso;anzi dolente

trallo de man della nemica mia,

perché, quantunque sia desposto al passo,

se la tua grazia in lui non è presente,

retornerà per la smarrita via.