XCVII (103)

By Luca Contile

Se nei cuor nostri affisa Cristo il guardo

e gli arricchisce del suo vivo fuoco,

fugge subbito il senso da quel luoco

come da sciolti carni o lepre o pardo.

E 'l debol spirto ne divien gagliardo,

sì che la fiera carne cura poco;

or ch'in me volga i suoi santi occhi invoco,

ch'in sì nobil desio mi struggo ed ardo.

Vorrei fuor de le tenebre levarmi

e lasciare il vecchio uso, e nel suo lume

di nuovo omo vestirmi umile e puro.

Egli ne può prestar le forze e l'armi

e per volarne al ciel d'invitte piume,

che com'uomo al salir non m'assecuro.