XCVII

By Giosue Carducci

Cupi a notte canti suonano

Da Cosenza su 'l Busento,

Cupo il fiume gli rimormora

Dal suo gorgo sonnolento.

Su e giù pe 'l fiume passano

E ripassano ombre lente:

Alarico i Goti piangono,

Il gran morto di lor gente.

Ahi sì presto e da la patria

Così lungi avrà il riposo,

Mentre ancor bionda per gli ómeri

Va la chioma al poderoso!

Del Busento ecco si schierano

Su le sponde i Goti a pruova,

E dal corso usato il piegano

Dischiudendo una via nuova.

Dove l'onde pria muggivano

Cavan, cavano la terra;

E profondo il corpo calano,

A cavallo, armato in guerra.

Lui di terra anche ricoprono

E gli arnesi d'òr lucenti:

De l'eroe crescan su l'umida

Fossa l'erbe de i torrenti!

Poi, ridotto a i noti tramiti,

Il Busento lasciò l'onde

Per l'antico letto valide

Spumeggiar tra le due sponde.

Cantò allora un coro d'uomini:

– Dormi, o re, ne la tua gloria!

Man romana mai non vìoli

La tua tomba e la memoria! –

Cantò, e lungo il canto udivasi

Per le schiere gote errare:

Recal tu, Busento rapido,

Recal tu da mare a mare.