XCVII

By Giovanni Prati

Mi ricordo d´un gelso (e il veggio ancora

rimpetto a´ lari miei), nelle cui fronde

si risvegliava, a salutar l´aurora,

uno stormo di passere gioconde.

Quel gelso è la mia mente, in cui s´asconde

lo stuol delle memorie; e, quando infiora

l´alba d´un raggio gli alberi e le gronde,

quelle arcane dormenti escono fuora.

E van cantando a la rugiada e al sole:

ma non tutte, non tutte han gaio il trillo;

anzi qualcuna senza fin si dole.

E canta sì, ma desolato è il canto:

ond´io dentro di me la risigillo,

e le fan l´altre intorno un lungo pianto.