XCVII

By Ludovico Leporeo

Quei ch'eternò del pio Buglion l'imprese,

A cui Talia sì dolcemente arrise,

E in compagnia de' semidei l'assise,

Che così ben cantò, scrisse ed intese,

Ecco Fortuna rea gioco si prese

Del laureato eroe, e lo derise,

Mentre con reo malor da lui divise

Il senno, e al volgo favola lo rese.

Oh menti de' mortali egre e dogliose,

Da tenebre palpabili diffuse,

Chi fia ponga più speme in carmi o in prose,

Se Apollo il suo maggior campion deluse,

Se doppo imposte al crin lauree famose

Riser di lui le forsennate Muse?