XCVII

By Auteur inconnu

Tua fama eccelsa, illustre almo signore,

vedi quanta forza abbi in gentil core.

Nel piú ameno e fertile oceano

ninfe vezzose nate,

fior, fronde e vari pomi a te rechiàno

dell'isol fortunate;

ogni florida etate

suo simil prezza e però fior portiàno

come premio piú degno e piú decoro,

ch'ogni don natural val piú che l'oro.

Cerere, in prima, dèa e benigna,

suo flave spighe ha messo;

le rose e 'l mirto suo ti dà Ciprigna;

Cibele il pino appresso,

l'irto e mesto cipresso

che piange ancor suo sorte empia e maligna;

Minerva il frutto suo ti mostra verde,

per mostrar che virtù mai valor perde.

Bacco l'uve suo varie, amene e mite,

signor, ti porge ognora,

e 'l pome onde tre dèe fer sí gran lite,

segue con queste ancora;

vedi Vertunno e Flora,

com'han lor fronde e frutte insieme unite:

di disio vinte tutte e di par zelo,

ch'a virtuosi è sempre stiavo il cielo.

Questo è in premio, signore eccelso, e in merto

della tuo gloria e fama;

questo mostra a ciascun, ch'è saggio, aperto

quanto un buon signor s'ama;

il cielo e 'l mondo il chiama,

né è mai di suo stato il giusto incerto;

ma sol tu ch'ognor n'hai l'esperienza,

lieta ben puoi goderne oggi Fiorenza.

Giove, signore eccelso, illustre e degno,

che 'l suo favor t'ha dato,

alzi il tuo scettro e glorioso regno;

Giunon regga il tuo stato;

sorte, fortuna e fato

sien sempre lieti al tuo famoso segno;

e perché sol può fama in gentil core,

rimbombi il ciel di tuo gloria e valore.