XCVIII

By Giacomo Lubrano

Cinto di funi orribilmente attorte

giace Marcello in baratro penoso:

ma benché penda in giù col volto ascoso,

mostra la fronte a' strazii allegro e forte.

Quasi sveglie di Ciel sembrano corte

l'ore più incrudelite al suo riposo.

Tanto può la virtù, che un cor festoso

dentro la Reggia sua vinca la Morte.

Vive, vive sepolto: e pien di speme

con eco di valor par che ribombe:

“chi tiene l'Alma in Ciel, ride non geme”.

Fama, che 'l miri e godi, arma le trombe;

e senta l'Empietà che aprono scene

di Paradisi ancor Tartaree tombe.