XCVIII

By Giosue Carducci

– Fermi, fermi, cavalieri,

Ché il re mandavi a contar. –

E contarono e contarono,

Uno sol venne a mancar:

Era questi don Beltrano

Sì gagliardo a battagliar.

Là ne' campi d'Alventosa

Tutti a dosso a lui serrâr:

Sol de' monti al tristo passo

Lo poterono ammazzar.

Tiran sette volte a sorte

Chi dovesse irlo a cercar.

Su 'l buon vecchio di suo padre

Tutt'e sette ricascâr:

Le tre fu la rea fortuna,

Quattro fu malvagità.

Volge la briglia al cavallo,

A l'amara cerca va:

Va la notte per la strada,

Per la selva il giorno va.

Vanne il vecchio e seco piange,

Cheto piange ne l'andar,

A i pastori dimandando

Se han veduto indi passar

Cavaliere d'armi bianche

Sur un sauro a cavalcar.

– Cavaliere d'armi bianche

Sur un sauro a cavalcar

Non vedemmo in queste parti,

Non vedemmo alcun passar. –

E cavalca via e cavalca

Fin che giunge a Roncisval.

Fra la strage va il vegliardo,

Fra la strage lento va.

Tanto volta e volta i morti

Che le braccia stracche n'ha:

Non ritrova quel che cerca,

E né meno il suo segnal:

I francesi vide tutti,

Ma non vide don Beltran.

Malediva, andando, il vino;

Malediva, andando, il pan,

Quel che mangia il saracino

E non quello del cristian.

Malediva arbor che nasce

Solo a i campi senza ugual,

Ché del ciel tutti gli uccelli

Vi si vengono a posar,

Né di rami né di foglie

Non lo lascian rallegrar.

Maledia cavalier ch'usi

Senza paggio cavalcar:

Se gli cade in via la lancia,

Non ha uno a raccattar;

Se gli cade in via lo sprone,

Non ha uno a ricalzar.

Malediva anche la donna

Che un sol figlio seppe far:

Se l'uccidono i nemici,

Non ha uno a vendicar.

A l'uscir del pian sabbioso,

D'una gola in su l'entrar,

Vide un moro a una bertesca

Solo e ritto a vigilar.

Gli parlò l'araba lingua,

Come quei che ben la sa:

– Moro, prègoti per Dio:

Moro, dimmi in verità:

Cavaliere d'armi bianche

Vedestù passar di qua?

Lo vedesti a notte bruna

O del gallo su 'l cantar?

Ché se tu lo tieni preso,

Peso d'oro te 'n vo' dar:

Ché se tu lo tieni morto,

Rendimel per sotterrar;

Poi che corpo senza l'alma

Un denaro più non val. –

– Dimmi, amico, il cavaliere

Dimmi tu, che segni ha? –

– Le sue armi sono bianche,

Ed è sauro il suo caval.

Ne la guancia destra ha un segno

Che un sparvier lasciato gli ha:

Lo beccò ch'era bambino,

E ne porta anche il segnal.

Su la punta de la lancia

Leva un candido zendal;

Ricamòglielo la dama

Tutto di punto real. –

– Questo cavaliere, amico,

In quel prato morto sta:

Ha le gambe dentro l'acqua,

Ne la rena il corpo egli ha.

Sette punte egli ha nel petto,

Non si sa qual più mortal;

Ché per l'una gli entra il sole,

La luna per l'altra va,

Ne la più piccola stavvi

L'avvoltoio a divorar. –

– Non do colpa al mio figliuolo,

Né vo' a' Mori colpa dar;

Do la colpa al suo cavallo,

Che no 'l seppe ritornar. –

O miracol! chi 'l direbbe,

Chi 'l potrebbe raccontar?

Il cavallo mezzo morto

Così prese a favellar:

– Non mi dare a me la colpa.

Che no 'l seppi ritornar.

Ben tre volte trassi a dietro

Per poterlo in salvo trar:

Tre mi diè di sprone e briglia

Pe 'l desio di battagliar,

E tre apersemi le cigne,

Allargommi il pettoral:

A la terza caddi a terra

Con questa piaga mortal. –