XCVIII.

By Luigi Tansillo

Se un dì mai sì felice il sol mi mena

Che dal fango ov'io giaccio mi rileve,

Sgombrando l'alma di quel peso greve

Che mal mio grado il rilevar m'affrena,

E rompa la mia antica aspra catena,

Tal che spedito alzar mi possa e lieve,

O Cesarin, cui la mia Nola deve

Via più che a Bruto Roma, e a Codro Atene,

Seguendo voi vedrò quei sette colli,

Che poser giogo ai più superbi monti,

Vedrò l'onor che spento ancor riluce.

Benché ivi attenda quel ch'io sempre volli,

Non so qual d'essi a maggior ben mi conti,

Il veder Roma, o l'aver voi per duce.