XCVIII
Portiàn, donne, per voi questo fagiano
dimesticato e fatto a nostra mano.
E perché vo' sappiate, quest'uccello
non era un terzo lungo quando e' nacque,
e crebbe poi e diventò sí bello
che sempre a noi e nostre donne piacque;
e con intrisi e nostre tiepid'acque
fatto l'abbiàn maggior di mano in mano.
Così le donne l'hanno avvezzo poi
in modo ch'e' non piglia altro diletto
che ficcarsi lor sotto e star con noi,
esser tenuto in grembo o in pugno stretto;
e se non ch'e' non ha sempre 'l pié netto,
dolce sempre saria d'averlo in mano.
Perché s'un po' con mano il lisci e premi,
tutto si muove e fa mille dolci atti;
ma guârti che pel tuo toccar non gemi
giù dalla coda cosa che t'imbratti:
ché guasto saria parte de' sua tratti;
e 'n parte anche 'l piacer non perso in vano.
Nasconde il capo e par sicur si faccia,
stendesi allora e sol mena la coda;
ma spesso in luogo tant'umido il caccia,
che dopo il fatto poi non se ne loda,
perché gli nuoce, e n'esce tutto broda:
ma chi sa l'uso il netta a mano a mano.
Pria che becchi, star bene in man l'avvezza,
poi beccar dàgli in scodella ben netta:
(direi bicchier, ma troppi se ne spezza)
beccando, il capo or drento or fuor par metta;
quand'ha beccato assai, il seme getta,
e sazio ancor non vuol piú veccia o grano.
Del mangiarlo dobbiate aver l'intero,
e superfluo saria con voi parlarne,
perché se voi volete dire il vero,
voi non mangiaste mai la miglior carne:
chi piú ne mangia, vorria piú mangiarne,
che arrosto e lesso è boccon ghiotto e sano.
Simil pannocchie piene d'assai seme
abbiàn con noi per tenerlo satollo;
quando con voi non è 'l fagiano insieme,
tenetel con pollastre o qualche pollo;
ma voi 'l sapete. Orsù chi comprar vuollo,
apra la borsa e l'uccel pigli in mano.