XI

By Pietro Metastasio

Oh Dio, Fileno, oh Dio! Comincia il prato

Di nuovo a verdeggiar: le usate spoglie

Riveste il bosco; e già spirar si sente

Nunzio di primavera

Un zefiro importuno. Al campo, all'armi,

Oh Dio, già ti richiama

La novella stagion! Senza il tuo bene

Come viver potrai, povera Irene!

Aure amiche, ah non spirate

Per pietà d'Irene amante;

Care piante, ah non tornate

Così presto a germogliar.

Ogni fior che si colori,

Ogni zefiro che spiri,

Quanti, oh Dio, quanti sospiri

Al mio core ha da costar!

Ma chi fu mai quell'empio

Che pria formò dell'innocente acciaro

Istrumenti di morte, e rese un'arte

La crudeltà! No, non avea quel core

Idee d'umanità, senso d'amore.

Che insania! che furor! Posporre i vezzi

D'una tenera amante alle minacce

D'un feroce nemico! Ah no, Fileno,

Non lasciarti sedur. Se vago tanto

Sei pur di guerra, ha le sue guerre amore:

Ogni amante è guerriero. Ancora amando

E si gela e si suda; amando ancora

Esperienza, ingegno,

Ardir bisogna. Anche in amor vi sono

Ed insidie e sorprese,

Ed assalti e difese

E trionfi e sconfitte, e paci ed ire;

Ma l'ire son fugaci,

Ma son care le paci,

Ma un trionfo indistinto

Giova egualmente al vincitore e al vinto.

Anzi le pene istesse... Aimè, che ascolto!

Ecco la tromba. Ah questo

È il segno di partir. Férmati, ingrato.

Perché fuggi così? No, le tue palme

Non pretendo involarti;

Poco chiedo, o crudel: guardami e parti.

Va, ma conserva i miei,

Caro, ne' giorni tuoi;

Va, torna mio, se puoi;

Ma torna vincitor.

Pensa dovunque sei

Tal volta alle mie pene,

E di': ‘La fida Irene

Chi sa se vive ancor!’