XI
Oh Dio, Fileno, oh Dio! Comincia il prato
Di nuovo a verdeggiar: le usate spoglie
Riveste il bosco; e già spirar si sente
Nunzio di primavera
Un zefiro importuno. Al campo, all'armi,
Oh Dio, già ti richiama
La novella stagion! Senza il tuo bene
Come viver potrai, povera Irene!
Aure amiche, ah non spirate
Per pietà d'Irene amante;
Care piante, ah non tornate
Così presto a germogliar.
Ogni fior che si colori,
Ogni zefiro che spiri,
Quanti, oh Dio, quanti sospiri
Al mio core ha da costar!
Ma chi fu mai quell'empio
Che pria formò dell'innocente acciaro
Istrumenti di morte, e rese un'arte
La crudeltà! No, non avea quel core
Idee d'umanità, senso d'amore.
Che insania! che furor! Posporre i vezzi
D'una tenera amante alle minacce
D'un feroce nemico! Ah no, Fileno,
Non lasciarti sedur. Se vago tanto
Sei pur di guerra, ha le sue guerre amore:
Ogni amante è guerriero. Ancora amando
E si gela e si suda; amando ancora
Esperienza, ingegno,
Ardir bisogna. Anche in amor vi sono
Ed insidie e sorprese,
Ed assalti e difese
E trionfi e sconfitte, e paci ed ire;
Ma l'ire son fugaci,
Ma son care le paci,
Ma un trionfo indistinto
Giova egualmente al vincitore e al vinto.
Anzi le pene istesse... Aimè, che ascolto!
Ecco la tromba. Ah questo
È il segno di partir. Férmati, ingrato.
Perché fuggi così? No, le tue palme
Non pretendo involarti;
Poco chiedo, o crudel: guardami e parti.
Va, ma conserva i miei,
Caro, ne' giorni tuoi;
Va, torna mio, se puoi;
Ma torna vincitor.
Pensa dovunque sei
Tal volta alle mie pene,
E di': ‘La fida Irene
Chi sa se vive ancor!’