XI.

By Ugo Foscolo

Alfin tu splendi, o Sole, o del creato

Anima e vita, immagine sublime

Di Dio che sparse la tua faccia immensa

Di sua luce infinita! Ore e stagioni,

Tinte a vari color danzano belle

Per l'aureo lume tuo misuratore

De' secoli, e de' secoli scorrenti.

Alfin tu splendi! tempestoso e freddo

Copria nembo la terra; a gran volute

Gravide nubi accavallate il cielo

Empiean di negro liste, e brontolando

Per l'ampiezza de l'aere tremendi

Rotolavano i tuoni, e lampi lampi

Rompeano il buio orribile. — Tacea

Spaventata natura; il ruscelletto

Timido e lamentevole fra l'erbe

Volgeva il corso, ne stormian le frondi

Per la foresta, ne da l'atre tane

Sporgean le belve l'atterrita fronte. —

Ulularono i venti, e minando

Fra grandini, fra folgori, fra piove

La bufera lanciosse, e rìotoso

Diffuse il fiume le gonfie e spumose

Onde per le campagne, e svelti i tronchi

Striderono volando, e da' scommossi

Ciglion de l'ondeggianti audaci rupi

Piombar torrenti che spiccati massi

Co l'acque strascinarono. Dal fondo

D'una caverna i fremiti e la guerra

De gli elementi udii; morte su l'antro

Mi s'affacciò gigante, ed io la vidi

Ritta: crollò la testa: e di natura

L'esterminio additommi. — In ciel spiegasti,

O Sol, tua fronte, e la procella orrenda

Ti vide e si nascose, e i paurosi

Irti fantasmi sparvero.... ma quanti

Segni di lutto su i vedovi campi,

Oimè, il nembo lasciò! Spogli di frutta,

Aridi, e mesti sono i pria sì vaghi

Alberi gravi, e le acerbette e colme

Promettitrici di liquor giocondo

Uve giacciono al suoi; passa l'armento,

E le calpesta; e istupidito e muto

L'agricoltore le contempla e geme.

Intanto scompigliata, irta, e piangente

Te, o Sol, ripriega la Natura; e il tuo

Di pianto asciugator raggio saluta;

E tu la accendi, e si rallegra e nuovi

Promette frutti e fior. Tutto si cangia!

Tutto pere quaggiù! Ma tu giammai,

Eterna lampa, non ti cangi? mai?

Pur verrà dì che ne l'antiquo voto

Cadrai del nulla, allor che Dio suo sguardo

Ritirerà da te: non più le nubi

Corteggeranno a sera i tuoi cadenti

Raggi su l'Oceano; e non più l'alba

Cinta di un raggio tuo verrà su l'orto

Ad annunziar che sorgi. Intanto godi

Di tua carriera: oimè! ch'io sol non godo

De' miei giovani giorni, io sol rimiro

Gloria e piacere, ma lugubri e muti

Sono per me, che dolorosa ho l'alma.

Sul mattin della vita io non mirai

Pur anco il sole; e ornai son giunto a sera

Affaticato; e sol la notte aspetto

Che mi copra di tenebre e di morte.