XI

By Domenico da Prato

Avea di Febo il fiammeggiante foco

Fetonte, tratte a sé le rote sparte;

Febea dell'aere usciva con sua arte

pel scuro Tesifon cacciar del loco,

quando nel grave sonno un tristo gioco

vidi: di crudelezza armato Marte.

Soccorso allor chiamai all'altra parte

alla mia donna, sì ch'ero già fioco.

Ma, poi che mai allor piatà la smosse,

ond'è mi fé destare; e in su quel punto

come un balen sua immagin mi si offerse,

e, per meglio destarmi, mi percosse.

Già era lo chiaror del giorno giunto,

quando l'aurora sua luce scoperse.