XI
Amando lungiamente,
disio ch'io vedesse
quell'ora ch'io piacesse
com'io valesse —a voi, donna valente.
Meravigliosamente
mi sforzo s'io potesse
ch'io cotanto valesse,
c'a voi paresse —lo mio affar piacente.
Vorria servire a piacimento
là 'v'è tutto piacere,
e convertire —lo meo parlamento
a ciò ch'eo sento:
per intendanza de le mie parole
veggiate come lo meo cor si dole.
Non dole c'aggia doglia,
madonna, in voi amare,
anti mi fa allegrare
in voi pensare —l'amorosa voglia:
con gioi par che m'acoglia
lo vostro innamorare,
e per dolce aspettare
veder mi pare —ciò che mi s'orgoglia.
Ma d'una cosa mi cordoglio,
ch'eo non so in veritate
che voi sacciate —lo ben ch'eo vi voglio:
a ciò mi doglio,
non posso dir di cento parti l'una
l'amor ch'eo porto a la vostra persona.
Se l'amor ch'eo vi porto
non posso dire in tutto,
vagliami alcun bon motto,
che per un frutto —piace tutto un orto,
e per un bon conforto
si lassa un gran corrotto
e ritorna in disdutto
(a ciò non dotto) —tal speranz'a porto.
E se alcun torto mi vedete,
ponete mente a voi,
che bella piui —per orgoglio siete;
che ben sapete
c'orgoglio non è gioi, ma voi convene
e tutto quanto veggio a voi sta bene.
E tutto quanto veggio
mi pare avenantezze
e somma di bellezze;
altre ricchezze —né gio' non disio.
E nulla donna veo
c'aggia tante adornezze
che le vostre altezze
non bassezze, —là unde innamorio.
E se , madonna mia,
amasse io voi e voi meve,
se fosse neve —foco mi parria,
e notte e dia
e tuttavia —mentre c'avraggio amore;
e chi ben ama ritorna in dolore.
Non so com'eo vi paro
né che di me farete;
ancider mi potrete
e no mi trovarete —core varo
ma tuttavia d'un airo,
cotanto mi piacete;
e morto mi vedete
se no m'avrete —a lo vostro riparo:
a lo conforto di pietanza
che incozzi a lo core,
e li occhi fore —piangano d'amanza
e d'allegranza:
con abondanza —de lo dolce pianto
lo bel visaggio bagni tutto quanto.