XI
Di questo castel or ti vo' contare,
com'egli è fatto e com'è sitüato
e niuna cosa non ti vo' lasciare.
Egli è di forti muri circundato
con belle torri e di gran forteza.
El mar vi batte tutto da un lato:
di verso el pelago v'è di tanta aspreza;
una secc'ha di pietra tanto forte
che rompe el mare, ché non dia graveza;
ma e marosi agiungono alle porte
alcuni sprazi, ma non fanno danno
a barche, purché sian legate forte.
Questo adivene alcuna volta all'anno,
quando che fossi un garbino sforzato,
ché altri mari qui entro non vanno.
Questo castello è sì bene acasato
in una strada dal porto al castello,
dove el suo castellano ha abitato.
Di belle cas'è tutto quanto quello,
ma dalla parte di fuor son di tole,
che sono d'arcipresso, acciò sia bello.
E per non dirti molte più parole,
e' v'è tre strade ch'alcun ha traverse
pien' d'abituri, senza dirti fole.
Acciò che mie parole non sian perse,
e' v'è di più artier' gran quantità,
grechi e latini e di nazion' diverse;
più mercanti vi sono, in verità,
che fan mercatantìe di panni e grane
e di più sete d'ogni qualità,
che portan quivi di contrade strane
Grechi e Giudei, Turchi e Albanesi
e altre genti che quivi si vàne.
Costor si stanno co·lor menti atesi
per guadagnarsi con costor lo scotto,
ma dar loro in credenza stan sospesi:
a barattar con essi e' fan di botto;
e' dànno panni di seta e di lana,
che cciascheduno vi corre di trotto.
A dirti d'altre cose saria vana
la mia credenza, a volerti mostrare
come lor condizione è forte strana.
'N questo castello non vi può albergare
alcun che non sia proprio viniziano,
ma sì ne' borghi può ben abitare.
Quest'è fondato in monte e in piano
e tutto è salegiado nelle strade
de una pietra si chiama Fabiano.
Di fuor di questo son molte contrade
di più casali, che sono abitati
da molti Greci colle lor masnade,
c'han be' giardini e vigne lavorati,
gran quantità d'ulivi e di naranzi
e d'altri frutti ch'i' non t'ho nomati.
Non creder tu che in questo ti cianci:
Modon sì fa gran quantità di vini
e anche d'olio da empier le panci;
navican que' per diversi camini,
chi a Vinegia e chi in altra parte,
co·nave grosse e chi con picolini.
Or mi convien distender le mie carte
di questo dir c'ho fatto di Modone,
e converrami usare un'altr'arte.
A volerti contare or di Corone,
qual è più oltre ben diciotto miglia
e vôti dire la suo condizione:
questo castello è di gran maraviglia,
fondato in alto in sun un gran sasso
e di persone ha molta famiglia.
Ver è c'ha molte case giù a basso
ed è un porto ch'è fatto per forza
e d'ogni vetuvaglia è pieno e grasso:
non è di muri fatto la suo scorza,
com'è Modone, ch'è giuso nel piano,
che cchi llo guata suo voglia s'amorza.
Questo si vede poco di lontano,
perch'è incolfato ed è in sul mare,
verso Levante alla sinestra mano.
Prima ch'a questo tu possa arivare,
tu troverrai più isole grande
che son de' Viniziani, a non fallare.
A dir di questo mia voglia si spande,
com'egli è fatto e ben abitato
ed è copioso di buone vivande;
a far mercatantìe è ben dotato,
molto più destro che non è Modone,
ché da più terre ell'è circundato.
Ha belle case con belle fazione,
con belle chiese e ben uficiate
e cittadin' di buona condizione.
Più altre cos'è ch'i' non t'ho contate
quant'è 'n nessuna, dico al parer mio,
che per dir altro queste arò lasciate;
ma vo' passare a Cavo Malìo
e troverai un luogo sì bello
d'una bell'isola fatta con disio.
Quest'è fornita d'un sì bel castello,
e di più porti è bene abitata
d'una forteza, che si chiama Mello.
Da' Viniziani questa è sogiogata
con più altr'isole ch'io non ti dico,
ché in quell'acque n'è una brigata.
Èvi una grande c'ha nome Zerìco,
tanta copiosa di gente e grasseza,
ch'a dir dell'altre no·mi curo un fico.
Intorno a questa, non di gran lungheza,
si v'è tant'isole e tant'isolotti
che a vederle è un'alegreza.
Ma vo' lasciare el dir di questi motti,
ché tutte sono della Signoria,
che ll'hano date a' lor gentilotti.
Ma non uscendo della Romania,
tu truovi una città di grand'afare
che Napoli si chiama, in fede mia.
Di questa suo adorneze vo' contare
e com'ell'è copiosa d'ogni bene
di quel che vi si truova, a non fallare.
A far gran' fatti molte cose vène,
di sete e grane, cere e uva passa,
e altre cose che quivi si tiene;
di grani, vini, carne quest'è grassa,
ma è incolfate e fuori di via.
Volendo navicar, questa si lassa
inver' le parti della Romania,
magiore andando inverso la Tana,
ch'andare a questa sarà ricadia.
Un'altra terra v'è, non sì lontana,
qual Fittileo sì si fa chiamare,
ch'è 'n terra ferma, ch'è molta sovrana.
Di questa non ti vo' altro contare,
ma vo' tornare indrieto a la mia via
per non volere tal camin fallare.
Non molto lungo v'è la Stampalìa,
che n'è signore un da ca' Querini,
benché a Vinegia dia suo vigoria.
Non ha d'entrata ducati o fiorini,
ma più fedeli e dimolto bestiame
ed è copiosa di pessi marini.
Non ha bisogno di paglia né strame
a conservar quest'animal' ché cresca,
né vo' tu creda si muoion di fame,
ché d'ogni tempo sì v'è l'erba fresca,
perch'è sotto Levante ed èvi caldo,
non però tale che a lloro rincresca.
Io non voglio istare più qui saldo,
perch'a voler contar ben ogni cosa
di questi mari saria troppo baldo.
Per contare altro mia lingua non posa,
ché v'è dell'altre ch'i' non t'ho contate,
ché a dir tutto sarebe angosciosa.
E' v'è un'altra di più nobiltate
che Tonomicola si è nominata,
d'altre fazione e d'altre qualitate,
ch'una galia arà sì bene armata,
quanto niun'altra, di suo propia gente,
perch'è di marinari gran brigata.
È anche un'altra simigliantemente
che ssi chiama Parisse, a non fallare,
che d'ogni vetuvaglia ha largamente.
A dir di Negroponte vo' tornare,
ch'è un castello in isola posto,
e le suo condizion' vo' qui narare.
Non creder tu che il dica sì tosto
come voresti, ché so che ha' fretta
d'udire el fine, perché non t'è costo;
ma nel mio dire non vo' dare stretta,
ma voglio andare pian per la mia via,
sì ch'ogni mia parola sia ben detta.
Questo castel fa di mercatantìa
di panni assai che si fruga al paese
e trasi schiavine, pelli e valonìa,
che a Vinegia van sanza contese,
tal che molti ne tragono profitto,
perché tal gente v'è tutta cortese.
Dov'è questo castello i' non t'ho ditto,
e com'egli è ben posto e sitüato,
ma i' tel conterò in questo scritto.
In sun un'isola è questo fondato
ed ha un porto di bella fazione
e per forteza è molto ben murato;
ogni suo casa e su' abitazione
son bene aconce da più mercatanti,
secondo che s'afà a suo condizione.
Non creder tu che dagli altri abitanti
e' non vi sia di più mani artieri,
di più maestri e di suo lavoranti:
non v'usa dentro alcun' forestieri,
se non suo paesani o Viniziani,
ma d'altre genti non tien volentieri.
Molti casali egli ha di più villani,
che lavoran terreni e tien bestiame
e hanno carne e vini e oli e grani
per non sentir né nicistà, né fame,
ma ell'è di tutte cose ben copiosa
che basterebe se fosse un reame.
El regimento che quivi si posa
si è un bàlio che vien da Vinegia,
che tien ragione di ciascuna cosa.
Chi fosse quello che costui dispregia
o no·ubidissi e suo comandamenti
di gran pazia el suo capo si fregia.
I' non ti vo' più dir di queste genti,
ma per dir altro vo' tender mie rete
e vo' ch'a cciaschedun mio dir contenti;
e vôti dir dell'isola di Crete,
le terre principal' che sono in quella
alla marina, c'han gente discrete.
La prima è Candia, dell'altre più bella,
c'ha un bel porto e sì ben è acasata
di molti gentiluom' ch'abitan quella.
Rettimo è l'altra ch'i' t'ho nominata,
che ha molti casal' posti infra terra,
che da più gentiluomin è abitata;
quest'ha buon porto, se 'l mio dir non erra,
e ha molti castel' di gran forteza
da mantenersi da cciascuna guerra.
E l'altra è lla Canìa, di gran belleza,
posta in sul mare, ed è terra maestra,
ch'abitar quella è un'alegreza.
Di sue entrata è questa tanto destra
a caricar formagi e malvagìa
su ogni nave che quivi sia presta.
L'altra è Settìa, ch'a non dir bugia
non è di tal belleza, né d'entrata,
né vi si fa tanta mercatantìa;
ma da più gentiluomini è abitata,
e quai vi vivon, sanza alcun mestieri,
di lor terreni, colla lor brigata.
Han queste terre pochi forestieri
a far mercatantìa d'alcuna cosa,
ché non vi son veduti volentieri;
ma d'artigiani molti vi si posa,
di chi lavora con suo propia mano
e di Giudei ciascuna è copïosa.
El mio parlare non vo' che sia vano
a dir di quel che v'è delle castella,
qua' sono in monte e chi in valle e in piano.
È lla suo condizione tanto bella
e di grasseza ch'è gran maraviglia,
ch'un'altra non si truova par di quella.
Gira quest'isola ben secento miglia
intorno a chi lla cerca tutta quanta;
è abitata da molta famiglia,
ch'un'altra credo che non abi tanta
a cchi vorà cercar be·lla suo fine,
che quel ch'i' dico non sia altretanta.
Ma non uscendo delle suo confine,
mi converrà contar molti castelli
che son fra terra, e non hano marine.
Fra gli altri ti vo' dire un di quelli
ch'è molto ricco, ma e' non ha porto,
che pochi ve ne son che sian più belli,
ch'a biasimarlo aresti gran torto.
El nome suo sì tti vo' contare,
sicch'a saperlo tu pigli conforto,
che Milopettamo si fa chiamare,
e ha da suo terreni tanta entrata
che di grasseza non ha questo pare:
vini e formaggi e meli a gran brigata;
è ccere e grane sì gran quantitade
che vanno in Candia tutti a la giornata;
e ve n'è un altro d'altra qualitade
che lla Bicchierna ha nome ed è in sul mare
con un gran porto ch'è di gran bontade.
Com'egli è fatto sì tti vo' contare:
egli è di giro ben più di se' miglia,
che molte nave vi si può alogare;
e ogni grande armata e suo famiglia
in questo porto può star ben agiato,
e sì sicuri ch'è gran maraviglia.
Ma di quest'isola non t'ho contato
molti casali, castelli e forteza
perch'ogni parte suo non ho cercato.
Ma, conchiudendo, ell'è di gran belleza
ed è sì grassa d'ogni vetuvaglia
che, se tu 'l pensi, n'arai allegreza.
Non vo' che questo dir punto mi vaglia,
ma ell'è fornita di tanto bestiame
d'ogni ragione ch'è una travaglia.
Ora ti vo' contar di stranie trame;
che trovirai in questi camini,
donde si cava dimolto pellame;
e vôti dire più strani latini,
acciò che sapi ben ciascuna cosa:
Candia fa tanto latte quanto vini.
Non creder tu che nel mio dir si chiosa
che Candia sia tutto quanto el paese,
ché lla tuo mente starebe nascosa;
ma 'ntendi bene, sanza far contese,
ch'i' dico tutta l'isola di Crede
quant'ella tiene, e tutte suo imprese.
Non vo' che tu mi pigli a queste rede,
perch'i' ti conti questo per miracolo,
acciò che mie parole non stian chede.
Non creder tu che i' sia sì mendacolo
a dirti quel che di sopra t'ho detto,
né vo' tu creda vada in tal andacolo,
ma 'l mio volere sì m'ha qui costretto
a farti chiaro ben di tutte parti:
el me' ch'i' posso t'ho detto l'efetto
secondo ch'i' ti mostro in queste carti.