XI

By Leon Battista Alberti

Quegli occhi ornati di mestitia e riso,

quel fronte grave di costume e fede,

quel ragionar prudente e pien d'amore,

quella semplice astutia in quel sospecto,

quel servir ostinato, quello sdegno,

que' vezzosi talora in pruova crucci,

e quelle dolce pace doppo i crucci,

e quelle lacrimette infra quel riso,

e sùbbito scordarsi ogni gran sdegno,

e rannodar fra noi più intera fede,

scoprendo ed odïando ogni sospecto,

poi darsi a gara a meditare amore,

quei sguardi, quei suspiri, quello amore,

quel presentarci or lieti, or pien' di crucci,

quel senza fine in noi vano sospecto,

quei furtivi e cuperti cenni e riso,

quel pregar tanto l'amorosa fede,

quel' arrossire e impalidir di sdegno,

e quel pentirsi d'ogni stracco sdegno

arme furono e lacci, con che Amore

mi prese e vinse servo a tanta fede.

Piansi più anni i miei e gli altrui crucci,

adorando quell'occhi, e labbra, e riso,

onde, oimè, spesso in noi ardeo sospecto.

Ma ove quivi in me grave sospecto,

o pensier dur, o alcun premeami sdegno,

un lieto salutare, un dolce riso

finiva ogni tristezza; ed ora Amore

mille sospecti in me con sdegni e crucci

in un momento aduna, e cresce fede.

Quanto io più ardo, l'amorosa fede

più sente, ma men cura, ombre e sospecto;

e son qui fiamme li passati crucci.

L'eterno mio dolore e l'altrui sdegno

qual maggior fanno el mio tormento! E Amore,

aimè, poi quivi non prestami un riso.

Lungi da gli occhi, Amore, onde quel riso

in me nutriva fede infra 'l sospecto,

piango mie sdegno e castigo i mie' crucci.