XII. - Ballata contro le vecchie invidiose
Queste vecchie grinze e nere
sono schiatta di cicale
che sempre commetton male;
peggio vorrebbon vedere.
Le son tutte d'una buccia
di dir mal delle pulzelle;
l' hanno visi di bertuccia,
grinza e bigia hanno la pelle:
sempre studiano in novelle
biasimando questa e quella.
Cascar possin le cervella
a quante vecchie si può vedere.
Queste vecchie dispettose
guasterebbono el paradiso,
e le son tutte invidiose.
Quando veggono un bel viso,
elle lo guardon ben fiso
e po' fanno lor pensiero:
- El mi' è sì grinzo e nero:
chi diavol mi vorre' vedere? -.
Se le veggono una coppia
che si portin grande amore,
la lor pena si raddoppia,
par che gli esca loro 'l core,
e le muoion di dolore
ch' hanno la rabbia nell'ossa;
e con tutta la lor possa
a nessun posson piacere.
Ell' hanno gran pene e doglie
ché le son cariche d'anni
e non s' han tratte le voglie.
Questo dà lor grand'affanni.
Le si veggono in que' panni
con soggoli e sciugatoi;
veggon che 'l pentirsi poi
è gran pena e dispiacere.
Le non posson ristorare
el tempo ch'ell' hanno perduto;
le si veggon rifiutare
da chi ha lor ben voluto,
e col lor pensier aguto
voglion far di lor vendetta.
Guai a quella giovinetta
che fa loro un dispiacere!
I' n'ho sopra a capo dua
ch' i' non posso favellare,
ch'ognuna dice la sua:
cheta mi conviene stare.
I' non posso a festa andare,
né in casa di vicina,
né da sera né da mattina
poss'aver nessun piacere.
Fanciullette, aprite gli occhi
quando prendete marito,
guardate che non vi tocchi
aver suocera a gnun partito;
vo' avete pure udito
che per la suocera mia
non so mai che ben si sia,
né ispero di sapere.
Or vanne, ballata mia,
da mie parte alla versiera;
se la vuol far cortesia,
di' che venga con suo schiera;
e non passi primavera,
quante vecchie son nel mondo
ne le meni nel profondo,
e laggiù si dien piacere
queste vecchie grinze e nere.