XII – Rucellai

By Giacomo Leopardi

Prima sceglier convienti a l'api un sito

Ove non possa penetrare il vento:

Perché 'l soffiar del vento a quelle vieta

Portar da la pastura a l'umil case

Il dolce cibo e la celeste manna.

Né buono è dove pecorella pasca,

O l'importuna capra e' suoi figliuoli,

Ghiotti di fiori e di novelle erbette;

Né dove vacche o buoi, che col piè grave

Frangano le sorgenti erbe del prato,

O scuotan la rugiada da le frondi.

Ancora stian lontane a questo luoco

Lucerte apriche, e le squamose bisce:

E non t'inganni il verde e bel ramarro,

Ch'ammira fiso la bellezza umana;

Né rondinella che con destri giri,

Di sangue ancora il petto e la man tinta,

Prenda col becco suo vorace e ingordo

L'api, che son di cera e di mel carche,

Per nutricare i suoi loquaci nidi:

Troppo dolce esca di sì crudi figli.

Ma surgano ivi appresso chiari fonti,

O pelaghetti con erboso fondo;

O corran chiari e tremolanti rivi,

Nutrendo gigli e violette e rose;

Che 'n premio de l'umor ricevon ombra

Da i fiori; e i fior cadendo infioran anco

Grati la madre, e 'l liquido ruscello.

Poscia adombri il ridutto una gran palma,

O l'ulivo selvaggio: acciocché quando

L'aere s'allegra, e nel giovinett'anno

Si ricomincia il mondo a vestir d'erba,

I re novelli e la novella prole

S'assidan sopra le vicine frondi;

E quando, usciti del regale albergo,

Vanno volando allegri per le piagge,

Quasi gl'inviti il fresco ombroso seggio

A fuggir il calor del sole ardente:

Come fa un'ombra folta ne la strada;

Che par che inviti a riposar sott'essa

I peregrini affaticati e stanchi.

Se poi nel mezzo stagna un'acqua pigra,

O corre mormorando un dolce rivo,

Pon salici a traverso, o rami d'olmo,

O sassi grandi e spessi: acciocché l'api

Possan posarvi sopra, e spiegar l'ali

Umide, ed asciugarle al sole estivo,

S'elle per avventura ivi tardando,

Fosser bagnate da celeste pioggia,

O tuffate da i venti in mezzo l'onde.

Io l'ho vedute a' miei dì mille volte

Su le spoglie di rose e di viole

(Di cui zeffiro spesso il rivo infiora)

Affisse bere, e solcar l'acqua intanto

L'ondanti foglie: che ti par vedere

Nocchieri andar sopra barchette in mare.

Intorno del ben culto e chiuso campo

Lieta fiorisca l'odorata persa,

E l'appio verde, e l'umile serpillo,

Che con mille radici attorte e crespe

Sen va carpon vestendo il terren d'erba;

E la melissa, ch'odor sempre esala;

La mammola, l'origano, ed il timo,

Che natura creò per fare il mele.

Né t'incresca ad ognor l'arida sete

A le madri gentil de le viole

Spegner con le fredd'acque del bel rio.