XII – Rucellai
Prima sceglier convienti a l'api un sito
Ove non possa penetrare il vento:
Perché 'l soffiar del vento a quelle vieta
Portar da la pastura a l'umil case
Il dolce cibo e la celeste manna.
Né buono è dove pecorella pasca,
O l'importuna capra e' suoi figliuoli,
Ghiotti di fiori e di novelle erbette;
Né dove vacche o buoi, che col piè grave
Frangano le sorgenti erbe del prato,
O scuotan la rugiada da le frondi.
Ancora stian lontane a questo luoco
Lucerte apriche, e le squamose bisce:
E non t'inganni il verde e bel ramarro,
Ch'ammira fiso la bellezza umana;
Né rondinella che con destri giri,
Di sangue ancora il petto e la man tinta,
Prenda col becco suo vorace e ingordo
L'api, che son di cera e di mel carche,
Per nutricare i suoi loquaci nidi:
Troppo dolce esca di sì crudi figli.
Ma surgano ivi appresso chiari fonti,
O pelaghetti con erboso fondo;
O corran chiari e tremolanti rivi,
Nutrendo gigli e violette e rose;
Che 'n premio de l'umor ricevon ombra
Da i fiori; e i fior cadendo infioran anco
Grati la madre, e 'l liquido ruscello.
Poscia adombri il ridutto una gran palma,
O l'ulivo selvaggio: acciocché quando
L'aere s'allegra, e nel giovinett'anno
Si ricomincia il mondo a vestir d'erba,
I re novelli e la novella prole
S'assidan sopra le vicine frondi;
E quando, usciti del regale albergo,
Vanno volando allegri per le piagge,
Quasi gl'inviti il fresco ombroso seggio
A fuggir il calor del sole ardente:
Come fa un'ombra folta ne la strada;
Che par che inviti a riposar sott'essa
I peregrini affaticati e stanchi.
Se poi nel mezzo stagna un'acqua pigra,
O corre mormorando un dolce rivo,
Pon salici a traverso, o rami d'olmo,
O sassi grandi e spessi: acciocché l'api
Possan posarvi sopra, e spiegar l'ali
Umide, ed asciugarle al sole estivo,
S'elle per avventura ivi tardando,
Fosser bagnate da celeste pioggia,
O tuffate da i venti in mezzo l'onde.
Io l'ho vedute a' miei dì mille volte
Su le spoglie di rose e di viole
(Di cui zeffiro spesso il rivo infiora)
Affisse bere, e solcar l'acqua intanto
L'ondanti foglie: che ti par vedere
Nocchieri andar sopra barchette in mare.
Intorno del ben culto e chiuso campo
Lieta fiorisca l'odorata persa,
E l'appio verde, e l'umile serpillo,
Che con mille radici attorte e crespe
Sen va carpon vestendo il terren d'erba;
E la melissa, ch'odor sempre esala;
La mammola, l'origano, ed il timo,
Che natura creò per fare il mele.
Né t'incresca ad ognor l'arida sete
A le madri gentil de le viole
Spegner con le fredd'acque del bel rio.