XII
I' ho sì pregno il petto di veleno,
che guai ov'io potessi por la bocca,
poi ch'amico e parente me l'accocca
col mèle a' labri e con l'assenzio in seno.
O Idio, temp'è omai metter il freno
a' doppi, a' susurron: zara a chi tocca!
Ma se 'l divin giudicio tardi scocca,
sarà 'l colpo più grave e più apieno.
Veggio ciascun tir'acqua a suo mulino
e sol a proveder a suo famiglia
con trappole, lacciuoli e con uncino;
e per ogni paese ci si piglia,
e 'l più lordo vuol esser l'ermellino,
e così la matassa si scompiglia.
Ma non è maraviglia
che 'l numero è sì grande delli stolti,
ché ' savi al consigliar non son raccolti.