XII

By Domenico da Prato

Com' uomo spaventato il viso tegno;

in mare essendo, veggio venir l'onda

ver me gonfiata, onde l'animo affonda.

Per soccorrer mi movo il tristo legno:

Giuno, Fortuna, Eolo mi dan segno.

Vento non crollò mai sì in alber fronda,

onde a pregare Dio corro alla sponda,

come il nocchier, ch'è di paura pregno.

O Fati, quale è quel tanto crudele

che mia voce non ode che si stracca?

Nulla mi val, ché pur son giunto a morte.

Portane il vento le stracciate vele,

veggio la pioggia che l'albero fiacca,

ond'io sto in sulla proda e piango forte.