XII
E' non è mai né sera né mattina,
né mezzo dì né notte ch'io non pensi
a dir le laudi della gelatina,
e mettervi entro tutti quanti e sensi
e' nervi e le budella e 'l naturale
per iscoprir li suoi misteri immensi.
Ma veggo che l'ingegno non mi vale,
ché la natura sua miracolosa
è più profonda assai che l'orinale.
Pur, perché nulla fa quel che nulla osa,
s'io dovessi crepare, io son disposto
di dirne ad ogni modo qualche cosa;
e s'io non potrò gir così accosto,
né entrar ne' suoi onor affatto drento,
farò il me' che potrò così discosto.
La gelatina è un quinto elemento
e guai a noi se la non fusse l'anno
di verno quando piove e tira il vento,
ché la val più d'una veste di panno
e presso ch'io non dissi anche del foco,
che tal volta ci fa più tosto danno.
Io non la so già far, che non son cuoco,
e non mi curo di saper; ma basta
ch'ancor io me ne intendo qualche poco.
E s'io volessi metter mano in pasta,
farei forse vedere alla brigata
che ci è chi acconcia l'arte e chi la guasta.
La gelatina scusa l'insalata
e serve per finocchio e per formaggio
da poi che la vivanda è sparecchiata.
Et io che ci ho trovato un avantaggio,
quando m'è messa gelatina inanzi,
vo pur di lungo e mio danno s'i' caggio;
e non pensi nessun che me ne avanzi,
ché s'io ne dessi un boccone a persona,
ti so dir ch'io farei di belli avanzi.
Chi vuole aver la gelatina buona
ingegnisi di darli buon colore;
quest'è quel che ne porta la corona:
dice un certo filosofo dottore
che se la gelatina è colorita,
è forza ch'ella n'abbia il buon sapore.
Consiste in essa una virtude unita
della forza del pepe e dell'aceto,
che fa che l'uom se ne lecca le dita.
Io vi voglio insegnare un mio secreto,
che non mi curo ch'ei mi reste a dosso:
io per me la vorrei sempre dirieto.
Un altro ne vo' dire a chi è grosso:
la gelatina vuol esser ben spessa
e la sua carne vuol esser senza osso,
ché qualche volta, per la troppa pressa
che l'uomo ha di ficcarvi dentro i denti,
un sen trae, poi dà la colpa ad essa.
O gelatina, cibo delle genti
che sono amiche della discrezione,
sien benedetti tutti i tuoi parenti,
come dir gelatina di cappone,
di starna, di fagiano e di buon pesce
e di mille altre cose che son buone!
Io non ti potrei dir come m'incresce
ch'io non posso dipingerti a pennello
né dir quel che per te di sotto m'esce.
Pur vo fantasticando col cervello
che diavol voglia dir quel poco alloro,
che ti si mette in cima del piattello;
e trovo finalmente che costoro
vanno alterando le sentenzie sue,
tal che non è da creder punto loro.
Ond'io, ch'intendo ben le cose tue,
come colui che l'ho pur troppo a core,
al fin concludo l'una delle due,
che tu sei o poeta o imperatore.