XII
Quanto d'affanni e di sudori impiega
Verme, che là su le Trinacrie rive,
senza istanti di posa, e senza tregua,
si svena esangue, e stempera in salive!
Si divincola, e storce; intriga, e piega,
dentro un aurato globo ombre furtive.
Or le fila assottiglia, ora l'adegua:
per pompeggiar sepolto, appena vive.
Ma le ricchezze sue lacere e sparte,
oltre l'Alpi d'Italia, ed oltre i Mari,
Economa del lusso invola l'Arte.
Queste sventure il Ciel serba a gli Avari.
Chiudono, vivi, l'oro in arche, e carte,
per aprir, morti, al Fisco i chiusi Erarii.