XII
Piangete, occhi dolenti, e fate un fiume
di lagrime infinite con sospiri;
dimostrate i martiri
che sente il cor, po' che Morte disciolse
colui in cui regnava ogni costume
dalle suo belle membra e dai disiri,
che 'l nostro mondo in quel tutti racolse!
Dio, che sì tosto al mondo lo ritolse
per adornare il cielo in ogni parte,
fece che 'l sole in parte
sostenne eclipesi e oscuronne il mondo.
Misero me, ché 'l pondo
è de l'alma legata in questa carne,
sì che non sa che farne,
se non andare a riveder la tomba,
ove 'l corpo seren tutto si slomba.
Ohimè, terra si fa l'adorno viso
di tante existimabile bellezze!
E le piacevolezze,
che facean rallegrare ogni cor duro,
finite son in colui ch'è diviso
da me; ond'ognor sento mirabile asprezze,
sì che di vita omai più non mi curo.
O caro amico, a me tanto sicuro
che in ciascun dubioso mio periglio
e aiuto e consiglio,
sanz'eser chiesto, presto mi donavi!
Iddio, che torto è questo
che mi fa il ciel, che 'n sé rachiuso il tiene?
Te, di mie vita spene,
te, ch'eri frate a me, padre e conforto,
d'ogni mio bene aiuto, or se' tu morto?
Amici e altri voi, che sentavate
el suo dolce parlare onesto e divo,
quando Andrea era vivo,
udisti voi unque simile a quello?
Di me vi dolga e di me piatate
vi venga, ché me n'ha sì Morte privo
e fatto mi ha gran torto, tapinello!
Vedete or lui, che giace nell'avello
rinchiuso solo sott'un freddo sasso.
Doloroso me lasso,
son queste quelle piume ove posavi
e modi alteri e gravi?
Dove le ricche porpore di seta,
che 'n questa vita lieta
faceano adorno el corpo prezioso,
ch'a chi 'l vedea parea maraviglioso?
Donne, piangete meco tutte quante,
perché scurato è 'l sol che vi scaldava
e che rinserenava
le menti vostre e faceavi gioiose.
Furon belezze mai in un corpo tante?
Dical di voi chi più fiso il mirava
e qual nel cor n'avea più liete pose.
O virtù cardinai, che v'ha nascose
Morte per mio tormento in un sepulcro!
Ov'è l'aspetto pulcro?
Ov'è la continenza tanto degna?
Ov'è colei, che regna
sopra di tutte l'altre, discrezione?
Corran tutte persone
con voi insieme a far meco lamento,
ch'al mondo è spento el più caro elimento.
Piangelo el mondo e 'l ciel se ne rallegra,
perché d'un tale spirto è fatto degno,
che 'l nostro terren regno
vestir sen de' di vesta bruna e negra,
per ciò che forse in molti tempi e anni
quel che 'n picciola vista
perduto hanno racquista.
Adunque piagni sempre tu, Giovanni!