XII

By Iacopo d'Albizzotto Guidi

Se i' non seguitasse la mia impresa

e racontarti chi ll'ha in suo governo,

saria la mia 'ntenzion d'esser ripresa;

e se nel mio intelletto el ver dicerno,

questi son gentiluomin per natura,

venuti da Vinegia sanza scherno,

qual' hanno di quest'isola tal cura,

secondo che Vinegia ha ordinato,

che tengon quelli Greci in gran paura.

E di più lor casate hanno mandato

ad abitare cotal signoria

e più castelli a questi hanno dato,

che per antichi eron cavalleria

di più baron', che quest'isola avea

quando era retta da tal signoria.

Ma poca fedeltà costor tenea

alla dogal signoria di Vinegia,

perché aven contro a lor la voglia rea,

sicché tal Signoria molto dispregia

quelli baroni, e sonsi ribellati,

com'è usanza degli uomin di Gregia:

sì che convenne ch'e' fussin cacciati

di cotal signoria e fosse ripiena

di Viniziani di molti casati.

E in ciò dire piglierò mia lena,

ma non te saprò dir le schiatte loro,

ché la mimoria in ciò non mi mena;

ma fa' tuo conto che tutti costoro

ch'èn di consiglio in quel regimento

così sono a Vinegia in simil coro.

Per dirti tutto piglierò argomento,

acciò che tutto a buon fin si riduca

quel ch'è d'i Vinizian' con sentimento.

Ogni du' anni vi mandano un duca

e un capitan che guardi el paese

e altri consiglier', ch'ognun v'aduca

e lor famiglie e ogni loro arnese;

tengon ragion' civili e cherminali,

co·buon' salari e han piccole spese.

Alcuna volta di questi cotali

di lor figliuol' vi rimane amogliati,

che son legittimi e non naturali.

Or i' non voglio ch'al mio dir tu guati,

ma vo' conchiuder mio dire in efetto

che ma' più vi tornò chi fu cacciati

di quel paese, che per suo difetto

si ribelloro a questa Signoria,

secondo che per altri è stato detto.

In ciò no·mi vo' dar più ricadia,

perch'egli è male chi altri dispregia,

e vo' tornare indrieto a la mia via.

No·vo' più star nelle parti di Gregia,

ma vo' passar lo stretto al Mar Maggiore,

per trovar quello ch'è sotto Vinegia.

In Trabisonda, è dello imperadore,

è un castel fatto per Viniziani,

ch'è molte forte e di gran valore,

qual è fondato non punto ne' piani,

ma in sun un monticello apresso al mare,

forte quanto niun'altro de' Cristiani;

là dove una galia sia arivare

ch'è l'una delle tre che va a la Tana,

ché in quel più mercantìe hanno da fare.

In quel non entra niuna gente strana,

perch'è da' Vinizian' sì ben guardato.

Ed èvi dentro una bella fontana,

ch'è di buon'acqua e sì ben dotato

sicch'a tutti sovien di gran vantagio

a que' che questo castel han guardato.

Or mi convien seguire altro vïagio

pure a la Tana, dove duo galie

si vanno ogni anno sanz'alcun danagio,

cariche tutte di mercatantìe

di panni e d'altre cose che bisogna,

secondo pare alle lor fantasie.

Hanno costoro, sanza dir menzogna,

un bel castello di mur' circundato

per non ricever da' Tartar' vergogna,

con fossi intorno sì ben afossato,

apresso a la fiumana che si truova,

che da' Vinizïan' fu edificato.

Quivi di mercatanti è questa pruova:

che di molti lontan' paesi viene

più carovane, che non è cosa nuova.

Chi porta sete e vari e chi vi tiene

più spezerie, salumi, e chi teste

per barattare a' panni che qui viene,

ed altre cose che quivi son preste,

condotte da Vinegia a barattare

con quelle genti che nne fanno veste.

Di queste parti non vo' più contare,

acciò che nel mio dir non sia magagna

ad altre parti mi convien tornare:

un'antica città ch'è in Romagna,

la qual Ravenna per tutti s'apella,

ch'è presso al mare e non è in montagna.

Questa al suo tempo fu già molto bella,

ma ra è vecchia e poc'abitata

da ccittadini che abitin quella.

Ell'è di muri bene intornïata,

ma llà da Po e da valli è gran fossa:

per suo forteza è tutta circundata.

Pochi v'è ccittadin' che abin possa

ed èvi un'aria tanta grossa e trista

che in poco tempo vi si lascian l'ossa.

No·mi par da più stare in questa vista,

perc'ha molt'acque intorno sanza pioggia

e poca sanità nïun v'acquista.

Ma i' vo' dir della città di Chioggia,

ch'è una terra tanto ben composta,

con un bel porto fatto in bella foggia,

ch'a' Vinizïan' questa molto costa

perché v'han dentro fatte belle case,

ed è in piano al mare e non in costa.

Ma vo' che sapi che già vi rimase

più Genovesi al tempo della guerra,

ch'a molti d'essi fu le coppe rase.

E quest'è una pulita e bella terra,

con una piaza tutta salegiata

d'un mezo miglio, se 'l mio dir non erra.

Di case e d'artigiani ell'è adornata,

e nel mezo di quella è un palazo

dove sta el podestà e suo brigata.

Lo star di state in essa è un solazo,

perc'ha un bello uscire a' suo vignali,

che ma' per piova non si truova guazo.

Fa questa terra quantità di sali,

lo qual si spaccia tutto a' Viniziani,

e loro el mandan per molti casali.

Una gran quantità v'è d'ortolani,

e questi fan gran numero d'erbaggio,

e porri e agli, zuche e mellengiani;

e altre cose v'è di più vantaggio,

come son uve, susin, pesche e fichi,

e pere e pomi dolzi d'ogni saggio.

E ancor vo' che più oltre ti dichi

d'ogni man frutti le lor condizioni,

sicché convien che tutto ti riprìchi.

Una gran quantità fan di melloni,

tutti perfetti e di fazion sì belli

che son di stranie seme e condizioni:

alcun' son domaschini e moscadelli,

e altri v'è d'una semenza strana

che son più grossi e magior' di quelli,

che son della semenza padovana

e son dentro vermigli come sangue;

e d'altro seme che vien da la Tana.

Per aver d'essi molti se ne langue,

ch'al vender quelli è una gran pressa:

èvi di tal che in canal si spande,

ch'andar su per le barche è una ressa,

perché ciascuno cerca del più bello

e del miglior che quelle barche avessa.

Non caparebe mai in tuo cervello

quanti danar' si spende in questo frutto,

quando si vende prima di novello.

Lungo sarebe a voler dir tutto

quanti sono e cocomeri e l'angurie:

però tra' del mio dir qualche costrutto.

Non si fa a questi per aver tal furie,

ma pur fanno di questi asa' danari

da' pover' uomin che stan per le curie,

perch'a la sete dàn molti ripari,

che, quando è 'l caldo grande, mangian quelli

que' che comunemente sono avari.

Più niuna cosa non ti vo' dir d'elli,

ma vo' seguir mio dire a poco a poco

per dir d'un'altra terra non sì belli,

la qual vien apellata Malamoco,

ch'è in su·lito apresso a cinque miglia

a Vinegia, che non ti parrà giuoco.

Quest'è abitata da poca famiglia:,

e lla più parte d'essi è ortolani,

che per suo viver ciascun s'asotiglia

a lavorar quelli orti co·llor mani

per far erbaggi assai e più melloni;

e lla più parte d'essi son villani

e per natura son tutti schiavoni,

che 'mprimamente èn stati famigli

di que' che v'hanno fatte abitazioni,

che poi han tolto donne e aùti figli,

e sonsi fatti quivi cittadini.

Ma non pensar che tra lor sia consigli.

Tutto lor tenitoro e lor confini

è su per lido insino a' castelli,

e hanno un podestà questi meschini,

che da Vinegia viene a reger quelli

per farli lavorare alle pallate

che rompe el mare, questi cativelli.

Questi Schiavon' lavorano a giornate:

chi ficca pali e chi porta piere,

che da Rovigno quivi son portate.

Or i' no·vo' più stare in tal' riviere

e non vo' perder tempo ne' lor fatti,

ma i' ti vo' contar cose più fiere

e vo' mutar con teco altri contratti,

e per dir tutto voglio andar pian piano,

acciò no·m'impedisca in altri imbratti.

E mi conviene or dirti di Murano,

ove di vetri si lavora tanto

che a dirti tutto ti parrà istrano.

I' non vo' dare a niun'altra tal vanto

che di cotal mestier sia più copiosa

di buon' maestri, com'ora ti canto.

Di cotal arte sì v'è d'ogni cosa

che tu sa' domandar per ogni parte,

ch'a lavorare dì e notte non posa.

D'ogni manier di vetri v'è tant'arte

che tutto el mondo questa ha da fornire:

chi no·llo crede dal ver si diparte.

Di tal mestiere non ti vo' più dire,

ma vôti racontar la suo belleza,

sicché per farti chiaro vo' seguire.

Egli è Murano di tanta adorneza

di case con giardin' tal quantità,

che son ben fatte e di gran gentileza.

E anche ti vo' dir suo qualità:

e' v'ha per mezo duo canal' per quello,

ch'a veder quelli è una degnità.

Un aire v'è tanto pulito e bello

che per dilletto molti cittadini

el più del tempo si abita in ello

per belle stanze e giulivi giardini,

che molti cittadini hanno in quel sito,

che costan loro dimolti fiorini.

Di molte chiese belle è ben fornito

e di più munister' di donne sante,

che son donzelle e non ebon marito.

Le suo adorneze non ti so dir tante

quante son quivi in buona verità,

ché dir non te le posso tutte quante.

A regger questo luoco è il podestà,

che vien mandato da Vinegia a questi,

ché mantenga ragione a chi vi sta.

E suo famigli convien che stian desti

per chi volesse fare un contrabando:

per cercar quelli stanno sempre presti.

Per dir dell'altre terre vo cercando

e voglio intorno a qui dare un drapello,

sicch'a dir tutto non verrò mancando,

a dirti ancor di Magiorbo e Torcello,

che son duo terre in questo lagume,

ma nïun'arte non si fa in quello.

Un gran canale v'è che pare un fiume,

largo e fondito e di gran lungheza,

c'ha molto corso questo suo volume;

'n mezo a queste città l'ha suo grandeza

e parte l'una da l'altra e confini,

ch'a veder quello è una belleza.

Vôi contar di queste e cittadini

ch'abitan queste duo città nomate,

qua' son burchieri e chi conduce vini

co' lor navili, che non sono armate,

ma son burchioni, barche e marciliane,

che nella Marca vanno a le fïate.

Altri vïaggi fan di cose strane,

ché portan legne fatte per bruciare,

che truovano alle rive in le fiumane.

La quantità non ti poria contare

che questi portan con burchi e burchioni,

e tutti sono scarsi al comperare.

E vo' che sappi le lor condizioni:

a praticar co·llor ti paion grossi

sì d'intelletto e anche di fazioni;

ma e' non è nïun che co·lor possi

sì ben far chiaro ogni suo mercato

che no·lli truovi nella fine mossi

della promessa sua aver mancato;

e sa' ben dir lor fatti e parole,

che pur convien tu rimanghi pelato.

I' vo' metter da parte queste fole,

ma vôti dir di questa l'adorneza

che vi son dentro, acciò non paian sole:

più chiese e munister' di gran riccheza

di donne e monaci 'n lor vita onesti

si sono in quelle di molta belleza.

Hanno costori li abitur' sì destri

di chiese adorne di lor rifettori

e dormentori che abitan questi.

Molte altre cose v'è di be' lavori

fatti per cittadin' buon' Viniziani

ed altre genti che co' lor sudori

han fabricati quelli co·lor mani;

per aver destro e solazo la state

v'han fatte case non già da villani,

ma d'abituri sì ben sitüate

che ogni gentiluom vi poria stare

colle lor donne e colle lor brigate.

Alcuna volta acade loro andare

in queste case quando egli è moria

dentro in Vinegia: quivi hanno a scampare;

ed è di nicistà che così sia,

ch'andare altrove è molto sinestro,

per non avere a far più lunga via:

sicché tal sito torna molto destro

a' gentiluomin che hanno le barche,

che vanno a tal vïaggio molto presto

colle persone, e quell'hanno carche

di vetuvaglia e di ciò che bisogna:

trebiani e malvagìe e vin di Marche,

ch'a portar quelli nïun si vergogna.