XIII. ALL'INCOMPARABILE CLIMENE TEUTONICA A CUI L'AUTORE MANDÒ DA LEGGERE ALCUNE...
Climene, o ninfa, o dea che incisa stai
D'Arcadia bella su le sacre piante,
Ove pur anco rammentando vai
La divina armonía del tuo Comante;
Leggi i carmi che dianzi io meditai
D'un mirto all'ombra desolato amante;
Ma guarda ben che ancor non gli avvezzai
Alla sublime idea del tuo sembiante.
Quando il calor d'un'amorosa spene
Detta i teneri accenti al labbro e al core,
Tutti sanno cantar le proprie pene.
Ma il canto vil d'un misero pastore
Voler che piaccia all'immortal Climene
È peggio assai che delirar d'amore.