XIII.

By Ugo Foscolo

Era la notte; e sul funereo letto

Agonizzante il genitor vid'io

Tergersi gli occhi, e con pietoso aspetto

Mirarmi, e dire in suon languido: addio.

Quindi scordato ogni terreno obbietto

Erger la fronte, ed affisarsi in Dio;

Mentre disciolta il crin batteasi il petto

La madre rispondendo al pianto mio.

Ei volte a noi le luci lagrimose,

Deh basti! disse; e a la mal ferma palma

Appoggiò il capo, tacque, e si nascose.

E tacque 'ognun: ma alfin spirata l'alma

Cessò il silenzio, e a le strida amorose

La notturna gemea terribil calma.