XIII

By Auteur inconnu

Donne, siàn maestri valenti

che ma’ fussi a cavar denti!

Però, donne e pulzellette,

chi ha guasti i mascellari,

nelle man sí ci si mette,

no’ n’abbiàn molti ripari;

s’al pagar non siate avari,

vi guarrén de’ vostri denti.

Apra pur presto la bocca

quando ’l dente si dimena;

chi di noi le labbra tocca

lo trarremo della schiena:

sanza doglia e sanza pena

a ognun no’ caviàn denti.

Da poter altr’arte fare

abbiàn certe medicine,

lime e ’ngegni da cavare

natt’e scrofe con gavine;

bossoletti e ampolline

abbiàn pien di buoi, unguenti.

E pel duol della matrice

olio abbiam perfetto e bello,

polverette, erbe e radice,

sugo abbiamo di favagello;

e pegli occhi abbiàn di quello

che gli fa chiari e lucenti.

D’ogni male, d’ogni rottura;

se la piaga non è guasta,

no’ facciam perfetta cura

dove no’ mettian la tasta;

s’una sola non ne basta,

metterénne piú di venti.

Abbiàn, donne, un’altra trama,

per chi vuole ingravidare,

che mandragola si chiama:

vuolsi questa spesso usare,

e ’l bellìco stropicciare

perché mai non s’addormenti.